sabato 2 marzo 2019

2 Marzo San Luca Casali di Nicosia


tauroteca custodita presso la Chiesa Santa Maria la Cava e Sant'Alfio in Lentini (Sr), nel museo arte Sacra. Steatite scolpita con custodia in legno dipinto. Reca l'immagine di Santa Elena, due Angeli e l'imperatore Costantino. Datata tra il secolo IX e il XI secolo.

tratto da



La Vita di S. Luca Casale da Nicosia, oggi irreperibile, è stata scritta da un monaco di nome Bonus. Il gesuita Padre  Ottavio Caetani (†1620) la trovò in antichi manoscritti, redatti, egli dice, in lingua barbara, che pubblicò dandogli una forma migliore: "vitam hanc S. Lucae barbara dictione scripta accepimus ex libris Nicosiensibus manu exaratis. eam ob causam paululum à nobis concinnatam oportuit"(O. Caetani).
La medesima biografia fu pubblica nel 1668 dai padri bollandisti G. Henskens e D. Papebroch negli Acta SS. (v. bibl. n.4).
Luca nacque nella città di Nicosia, in Sicilia, nel quartiere di S. Michele Arcangelo. Fin dalla giovane età si dedicò agli studi sotto la guida di un sant'uomo che in quel tempo dimorava nel medesimo quartiere. All'età di dieci anni fu condotto dal suo maestro nel monastero di Agira dove, desiderando vivamente di servire Dio, prese l’abito monastico. Ben presto si distinse per le sue virtù e, meritando il consenso di tutti, più tardi venne ordinato sacerdote. Risplendettero a tal punto le sue virtù e bontà d'animo che molti fedeli accorrevano a lui come ad un padre ed egli li accoglieva di buon grado con l'ascolto del cuore e le parole di conforto, dispensando aiuto morale e materiale. Alla morte dell'Abate fu desiderio unanime dei suoi confratelli, non ritenendo nessun altro più degno, che egli assumesse la carica e  lo designarono alla successione, ma egli, per la sua modestia, rifiutò non ritenendosi degno di quell'onore. I confrati si rivolesero al Sommo Pontefice, ottemperando alla cui volontà Luca accolse la prefettura del monastero.
Divenuto cieco e anziano, continuò a svolgere con zelo il suo apostolato.  Un giorno, ritornando da Nicosia, ove si era recato in compagnia di alcuni confratelli per visitare i suoi parenti, giunti poco fuori dalla città, nei pressi di una fonte, i frati che lo accompagnavano furono presi da una strana voglia di prenderlo in giro. Gli fu fatto credere di trovarsi dinanzi ad una moltitudine di cittadini di Nicosia che lo seguivano ansiosi di ascoltarlo ed il santo, salito su una piccola altura (v.fig.2), predicò in un luogo deserto. Finito il discorso, impartì la benedizione, ed alle consuete parole conclusive "per omnia saecula saeculorum", le pietre risposero: Amen, Amen. Dinanzi a tale prodigio i religiosi che l’accompagnavano si prostrarono in ginocchio ai suoi piedi chiedendo perdono: "Pater Sancte, precare Deum pro nobis, in quem peccavimus, deridentes te"(Bonus).

Ritornati ad Agira raccontarono a tutti il prodigio cui avevano assistito incrementando la fama di santità di cui gia godeva l'Abate.
Passò al Padre il buon Luca in buona vecchiaia, nel monastero di Agira, il 2 marzo di un anno imprecisato.
La sua fama di santità crebbe tanto che il suo corpo fu deposto nella stessa urna di s. Filippo di Agira, e fu introdotto dal Sommo Pontefice nel numero dei santi: "in sanctorum numerum à Summo Pontifice relatus est, efflagitante opido Agyrio" (Bonus)I Nicosiani, suoi concittadini, eressero una piccola chiesa a lui intitolata (andata distrutta probabilmente per una frana) sul luogo in cui era avvenuto il miracolo dei sassi, nella contrada ancora oggi chiamata S.Luca, a circa tre chilometri a est della città. Probabilmente in seguito alle invasioni saracene, si perdette il ricordo del suo sepolcro, ma il culto continuò. Nel 1575, essendo stata Nicosia liberata dalla peste per l'intercessione del Santo, il popolo ed il senato, riconoscenti, decisero (nel 1586) di celebrare la festa di S. Luca a spese dell’erario pubblico, di erigere una chiesa a lui intitolata  e di chiedere al papa di riconoscerlo patrono della città.
Nel 1596, il 25 del mese di luglio, durante alcuni lavori nella chiesa di Agira, il corpo fu ritrovato insieme con quelli di s. Filippo Presbitero, di S. Filippo Diacono e di s. Eusebio. Il senato di Nicosia chiese allora una reliquia e ricevette una costola che fu trasportata con grande solennità nella città natale. Benedetto XIV parla del suo culto nel de Canonizatione Sanctorum e ne conferma la Santità in una una breve all’arcivescovo di Messina, datata 28 febbraio 1747 (v. bibl. n.6). La Chiesa di Agira trasse le lezioni del secondo Notturno dall'anzidetta lettera del pontefice .
Gli storici ed i critici discutono sul tempo in cui il santo visse: il Ferrari (v. bibl. n.1) lo dice morto ca. l’anno 890, il Caetani ca. il 1164 (v. bibl. n.3), e i due ricordati bollandisti, più prudentemente, sono incerti. Tutto sommato, sembra sia vissuto nell' VIII secolo, prima che gli arabi occupassero il centro della Sicilia. Si è anche in dubbio circa l'Ordine cui appartenne: il Bucelino (v. bibl. n.2), che lo pone nel Menologio Benedettino, confonde i sui Atti con quelli di S. Leone Luca da Corleone, di cui si fa menzione il 1° marzo; 


La sua festa si celebra il 2 marzo.
BIBLIOGRAFIA:
  1. F. Ferrari, Catalogus Generalis Sanctorum, Venezia 1625, pp. 94-96;
  2. Bucelino, Menologium Benedictinum, Feldkirch 1655, p. 163;
  3. Ottavio Caetani (+1620), Vitae. Sanctorum Siculorum, II, p. 183-184;
  4. G.Henskens e D.Papabroch, Acta SS. Martii, I, Anversa 1668, pp. 151-152;
  5. Officia propria Ecclesiae Agyriensis, 1804, p. 10;
  6. Benedetto XIV, Bullarium, tomo II, Roma 1761, pp. 109-117; copia mss in arch. Cattedrale, v.18, ff.124-144;
  7. Giuseppe Morabito, in Biblioteca Sanctorum, Roma 1967, pag. 227;
  8. Piero Bargellini, Mille Santi del Giorno, Ed. Vallecchi-Massimo, Firenze 1977, pag. 124

tratto da
https://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Casali_da_Nicosia

Verso i dodici anni entrò nel monastero di Santa Maria Latina di Agira, dove prese l'abito monastico e in seguito venne ordinato sacerdote. Fu in seguito eletto abate del monastero e fu indotto dal Papa ad accettare la carica, che egli voleva rifiutare per umiltà. Non si sa con sicurezza di quale ordine monastico abbia fatto parte: qualcuno lo dice benedettino, ma è più probabile che sia stato basiliano.
Fu poi colpito da cecità, continuando tuttavia a svolgere le sue attività. La leggenda agiografica racconta che un giorno, dopo aver fatto visita ai parenti, i monaci gli chiesero di predicare in un luogo deserto, facendogli credere di avere avanti una folla di fedeli; dopo la benedizione, sarebbero state allora le pietre a rispondere con il rituale "amen".
Morto in concetto di santità, fu sepolto nella chiesa di San Filippo, nella stessa urna del santo titolare.


tratto da 


La sua ‘Vita’ fu scritta probabilmente da un monaco di nome Bonus che purtroppo è andata perduta; secondo questa ‘Vita’ Luca casali nacque a Nicosia (Enna) in Sicilia nel IX secolo, verso i dodici anni fu condotto da un monaco nel monastero di Santa Maria Latina di Agira (Enna), dove prese l’abito e in seguito venne ordinato sacerdote.
Crebbe e visse dotato di spirituali virtù e la popolazione dei fedeli si recava volentieri al monastero per consultarlo. In età adulta fu eletto abate del monastero di Agira, ma egli rifiutò la carica per umiltà, i monaci non si arresero e fecero intervenire il papa, allora Luca Casali accettò per ubbidienza.
Trascorsero gli anni, in cui esplicò grande attitudine e prudenza nella carica di abate, finché fu colpito dalla cecità; ma questa grave limitazione, specie per quei tempi, non lo bloccò e continuò a svolgere il suo apostolato facendosi accompagnare nei suoi spostamenti dai confratelli.
La sua santità si rivelò agli increduli monaci, quando un giorno ritornando da Nicosia dove aveva fatto visita ai parenti, gli fu fatto credere di avere davanti una gran folla di fedeli e lui prese a predicare in quel luogo che era invece deserto; al termine della predica impartì la benedizione, cui le pietre risposero con un sonoro “Amen!”.
Di fronte a questo prodigio i monaci che l’accompagnavano gli chiesero perdono. Tornato nel monastero di Agira, morì in concetto di santità e fu sepolto nella chiesa di S. Filippo.
La sua fama di santo crebbe tanto che il suo corpo fu deposto nella stessa urna di s. Filippo di Agira, grande sacerdote esorcista, morto ad Agira nel 453 ca.
In seguito si perse il ricordo del suo sepolcro, ma il culto continuò; nel 1575 al cessare dell’epidemia di peste, il popolo e il senato della città di Nicosia per riconoscenza verso s. Luca Casali, decisero di celebrare la sua festa a spese del Comune, chiedendo al papa di riconoscerlo patrono della città.
Venti anni dopo nel 1596, durante alcuni lavori di ristrutturazione, furono ritrovati i resti di s. Luca Casali, di s. Eusebio monaco e di s. Filippo di Agira, evidentemente nascosti al tempo delle invasioni saracene, in tale occasione la sua città natale Nicosia, chiese ed ottenne una reliquia del santo abate, accolta con grande solennità.
Per il resto le fonti storiche che lo riguardano sono discordi; l’anno della sua morte secondo alcuni studiosi è nell’anno 890 ca. altri dicono verso il 1164, ad ogni modo sembra sia vissuto prima delle invasioni arabe in Sicilia che cominciarono nell’827.

Autore: Antonio Borrelli

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lunedì 18 febbraio 2019

Il 18 di questo mese, memoria del nostro santo padre Antonio di Demenna. + Τη ΙΗ' του αυτού μηνός, μνήμη του οσίου πατρός ημών Αντωνίου του εκ Δεμεννά της Σικελίας.


L'immagine può contenere: una o più persone e testo

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Sant'Antonio era figlio di santa Caterina e nipote di san Luca di Demenna. Quando san Luca e i suoi discepoli si trasferiscono ad Armento, della provincia di Potenza, in Basilicata, dove fondano un monastero, viene raggiunto da sua sorella Caterina, rimasta vedova, e dai suoi due figli, Teodoro e Antonio i quali diventano anche loro monaci. Sant'Antonio fu eletto dallo zio economo del monastero.

venerdì 1 febbraio 2019

Santi di Sikelia primo millennio per il 1 Febbraio




Lentini (SR) – Chiesa rupestre del Crocifisso

memoria del nostro santo padre Pietro di Buscemi in Sicilia


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Per una rilettura della chiesa rupestre di San Pietro a Buscemi (SR): una testimonianza di epoca iconoclasta in Sicilia, in VII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale (Lecce, 9-12 settembre 2015), Firenze 2015, pp. 117-120.

sta in


https://www.academia.edu/19812153/Per_una_rilettura_della_chiesa_rupestre_di_San_Pietro_a_Buscemi_SR_una_testimonianza_di_epoca_iconoclasta_in_Sicilia_in_VII_Congresso_Nazionale_di_Archeologia_Medievale_Lecce_9-12_settembre_2015_Firenze_2015_pp._117-120

tratto dahttps://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=2165317620231736&id=100002605583903

Permane il ricordo di questo venerato asceta greco, la sua tomba nella chiesa rupestre, a lui intitolata, in contrada "Grotte di san Pietro" di Buscemi (Palazzolo Acreide, SR), su cui sorse (1192) il monastero rupestre dello Spirito Santo definito dall'illustre studioso Paolo Orsi (1917) "uno dei monumenti bizantini di primo ordineancora conservato nella Siciclia Orientale". Morto prima del 1160, veniva ricordato il 1 Febbraio, come l'epigrafe della tomba del santo parzialmente in rovina recita letteralmente: [...]MEMORIE PETRI PRIMO DIE MENSE FEBRAIO / DEPOSITUS MCLX... ANNO.... DNI .


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La chiesa rupestre di S. Pietro



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mercoledì 30 gennaio 2019

Santi di Sikelia primo millennio per il 30 Gennaio

Foto Accursio TERZO PANNELLO

S. PELLEGRINO IN ABITO EPISCOPALE
https://win.lasiciliainrete.it/STORIAECULTURA/SANPELLEGRINO/illustrazioni.htm

Il 30 di questo mese, memoria di san Pellegrino di Triocala in Sicilia.

tratto da 

https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=2162406470522851&id=100002605583903



San Pellegrino è considerato il protovescovo della Diocesi di Triocala (attuale Caltabellotta). La più antica menzione di san Pellegrino sembra essere l'Encomio di Marciano di Siracusa, testo redatto dopo il 680 e prima della metà dell'VIII secolo. L'Encomio riferisce che Pellegrino, che non è mai qualificato come vescovo, fu discepolo di san Marciano di Siracusa e subì il martirio sul monte Crotalo assieme al vescovo Libertino di Agrigento, all'epoca degli imperatori Valeriano (253-260) e Gallieno (253-268) o poco dopo. Secondo lo stesso Encomio, Pellegrino scrisse un racconto della passione di Marciano, suo maestro.
Esiste poi un "Martyrium sancti Libertini episcopi Agrigentini et sancti Peregrini". Nel Martyrium si racconta che san Pellegrino, originario dell'Africa e contemporaneo di Marciano, era ospite del monastero chiamato Triginta sul monte Crotalo, quando fu tradito da un monaco di nome Pelagio e consegnato al locale persecutore dei cristiani, di nome Silvano, che lo mise a morte, assieme al vescovo Libertino, all'epoca degli imperatori Valeriano e Gallieno. Condannato al rogo, il suo corpo non subì corruzione e fu sepolto nel luogo stesso del martirio, il monte Crotalo, da una cristiana di nome Donnina.
Di san Pellegrino è poi nota anche una vita in latino, pubblicata negli addenda degli Acta sanctorum al 30 gennaio. La Vita racconta che Pellegrino, originario della Grecia, fu chiamato a Roma dall'apostolo Pietro, che in seguito lo inviò in Sicilia. Nell'isola il santo giunse a Caltabellotta, la cui popolazione era terrorizzata da un drago che si nutriva di giovani vittime; implorato da una madre, il cui figlio era destinato al sacrificio, Pellegrino riuscì a sconfiggere la bestia salvando il ragazzo e liberando la città. Finì i suoi giorni vivendo nello stesso antro in cui aveva trovato rifugio il drago. Dopo la sua morte, continuò ad operare miracoli, sanando molti infermi. 
Infine, il testo biografico più dettagliato, legato alla tradizione orale del santo, è il "Ragguaglio della vita e morte dell'apostolo di Sicilia santo Pellegrino, primo vescovo triocalitano e protettore di Caltabellotta. Cavato d'alcuni antichi codici manoscritti di detta città e trasportato dal latino in volgare 1794". Questo scrittto costituisce una vera e propria biografia di san Pellegrino. Originario di Lucca di Grecia - sarebbe la città di Leucade sull'isola omonima-, si trovava a Roma quando, dopo la sua consacrazione episcopale, fu inviato in Sicilia da san Pietro assieme a Macario, Massimo e Marciano, per convertire i "Greci idolatri", chiamati anche "Saraceni". Giunto nell'isola, si recò a Triocala dove sconfisse il dragone e, come già raccontato nella Vita, visse da eremita nella grotta abitata in precedenza dal drago, convertendo con la parola ed i miracoli molti infedeli e distruggendo i loro templi e le loro "moschee". Successivamente costruì una chiesa dove iniziò ad esercitare le sue funzioni episcopali e ad amministrare i sacramenti. Condannato al rogo, durante le persecuzioni di Nerone, uscì indenne dalle fiamme e visse ancora molti anni. Diversi vescovi gli succedettero sulla cattedra di Triocala, tra cui anche Liberato, il giovinetto salvato dalle fauci del drago.
La critica agiografica ha sollevato dubbi sull'esistenza storica di san Pellegrino, sulla definizione dei dati cronologici e biografici del santo e sull'attribuzione delle fonti agiografiche ad un unico Pellegrino, il santo venerato a Caltabellotta. Già Ottavio Gaetani, nelle Animadversiones, ossia "considerazioni" sul manoscritto del Martyrium, riteneva verosimile, benché a suo avviso improbabile, l'esistenza di due martiri con lo stesso nome Pellegrino.
Francesco Aprile, nella sua Della cronologia universale della Sicilia (1725), distingueva due santi di nome Pellegrino, decedutii entrambi nell'anno 90 dell'era cristiana: un san Pellegrino martire "nel monte detto Crotaleo ne' confini di Girgenti", celebrato il 3 novembre; e un san Pellegrino confessore, celebrato il 30 gennaio e patrono di Caltabellotta, il quale, "alcuni argomentano, fondato avesse la cattedrale triocalitana".
Tommaso De Angelo, negli Annales historico-critici ecclesiae siculae (1730), avanza l'ipotesi dell'esistenza di due Marciano, di due Pellegrino e di due Libertino nel I e nel III secolo, giustificando così l'origine apostolica della Chiesa siciliana, di cui è convinto sostenitore.
Più recentemente, Francesco Lanzoni ha per primo avanzato la tesi di uno sdoppiamento della figura del santo; quando la sua devozione si è diffusa a Caltabellotta, il martire Pellegrino di Agrigento del III secolo è diventato Pellegrino di Triocala, confessore e vescovo del I secolo. Questa ipotesi del Lanzoni è fatta propria da Agostino Amore e dagli editori della Bibliotheca Sanctorum, che tra i vari santi di nome Pellegrino escludono il santo di Triocala.
Trezzini invece ritiene «plausibile l'esistenza di due santi di nome Pellegrino, vissuti in età diversa nel territorio di Triocala», uno anacoreta e taumaturgo, l'altro pastore, vescovo e fondatore della diocesi.
Secondo Amore l'esistenza storica di un Pellegrino, martire forse di Agrigento, «è possibile o probabile», ma di lui «niente si conosce di sicuro»;inesistente invece è il Pellegrino di Triocala.

tratto da
https://it.wikipedia.org/wiki/Pellegrino_di_Triocala

Le fonti agiografiche sono ricche di particolari, contrastanti e contradditori, sulla vita di san Pellegrino.
L'Encomio[15] riferisce che Pellegrino, che non è mai qualificato come vescovo, fu discepolo di san Marciano di Siracusa e subì il martirio sul monte Crotalo assieme al vescovo Libertino di Agrigento, all'epoca degli imperatori Valeriano (253-260) e Gallieno (253-268) o poco dopo. Secondo lo stesso Encomio, Pellegrino scrisse un racconto della passione di Marciano, suo maestro.
Nel Martyrium[16] si racconta che san Pellegrino, originario dell'Africa e contemporaneo di Marciano, era ospite del monastero chiamato Triginta sul monte Crotalo (o Crotaleo)[17], quando fu tradito da un monaco di nome Pelagio e consegnato al locale persecutore dei cristiani, di nome Silvano, che lo mise a morte, assieme al vescovo Libertino, all'epoca degli imperatori Valeriano e Gallieno. Condannato al rogo, il suo corpo non subì corruzione e fu sepolto nel luogo stesso del martirio, il monte Crotalo, da una cristiana di nome Donnina.
La Vita[18] racconta che Pellegrino, originario della Grecia, fu chiamato a Roma dall'apostolo Pietro, che in seguito lo inviò in Sicilia. Nell'isola il santo giunse a Caltabellotta, la cui popolazione era terrorizzata da un drago che si nutriva di giovani vittime; implorato da una madre, il cui figlio era destinato al sacrificio, Pellegrino riuscì a sconfiggere la bestia salvando il ragazzo e liberando la città. Finì i suoi giorni vivendo nello stesso antro in cui aveva trovato rifugio il drago. Dopo la sua morte, continuò ad operare miracoli, sanando molti infermi.
Infine il Ragguaglio della vita e morte dell'apostolo di Sicilia santo Pellegrino[19] costituisce una vera e propria biografia di san Pellegrino. Originario di Lucca di Grecia[20], si trovava a Roma quando, dopo la sua consacrazione episcopale, fu inviato in Sicilia da san Pietro assieme a Macario, Massimo e Marciano, per convertire i "Greci idolatri", chiamati anche "Saraceni". Giunto nell'isola, si recò a Triocala dove sconfisse il dragone e, come già raccontato nella Vita, visse da eremita nella grotta abitata in precedenza dal drago, convertendo con la parola ed i miracoli molti infedeli e distruggendo i loro templi e le loro "moschee". Successivamente costruì una chiesa dove iniziò ad esercitare le sue funzioni episcopali e ad amministrare i sacramenti. Condannato al rogo, durante le persecuzioni di Nerone, uscì indenne dalle fiamme e visse ancora molti anni. Diversi vescovi gli succedettero sulla cattedra di Triocala, tra cui anche Liberato, il giovinetto salvato dalle fauci del drago.
A questi dati biografici, desunti dalle fonti antiche, Gaetani, nella sua biografia sul santo, riporta come anno di morte il 90 dell'era cristiana, aggiungendo che «non mancano coloro che credono che dal Beato Pietro Apostolo gli sia stata data la carica di primo Vescovo; e che da lui ebbe inizio l'episcopato triocolitano».


Consultare  

Melchiorre Trigilia: S. PELLEGRINO DI CALTABELLOTTA 

https://win.lasiciliainrete.it/STORIAECULTURA/SANPELLEGRINO/SANPELLEGRINO.htm


tratto da 

https://www.ilsussidiario.net/news/cronaca/2014/1/30/santo-del-giorno-il-30-gennaio-si-celebra-san-pellegrino-vescovo-di-triocala/462476/


Tra i santi che la tradizione religiosa venera il 30 di gennaio, viene collocato anche San Peregrino o Pellegrino, vescovo di Triolaca l’attuale Caltabellotta, paese della Sicilia di cui divenne Patrono. Secondo le cronache storiche tramandate, Peregrino nasce in Grecia in una città chiamata Lucca di Grecia. Fin dalla giovane età conduce una vita lontana dalle tentazioni demoniache e grazie alla sua riconosciuta integrità d’animo, guadagna la stima di Pietro, il quale lo convoca a Roma per poi mandarlo in missione santa nella regione di Sicilia, con lo scopo di incutere timore ai pagani e di schiacciare i demoni che infestavano la regione. La leggenda religiosa narra che una volta arrivato a Triolaca, Peregrino venne a conoscenza della paura oscura che attanagliava gli abitanti del paese. Infatti, secondo la tradizione in un antro vicino alla città, abitava un dragone, che veniva identificato come un demone o comunque come una bestia sottomessa alle forze del male. Per evitare che la creatura demoniaca potesse ribellarsi contro tutti i paesani, nacque tra quest’ultimi l’idea di presentare a tempo stabilito, un tributo al dragone, che consisteva nel donare un fanciullo di Triolaca come cibo. In quel tempo Peregrino mendicava a casa di una donna povera in ricchezza, ma pura nell’animo, il cui unico figlio, venne estratto come prossimo fanciullo destinato a divenire tributo del dragone. La donna per meritarsi la benevolenza di Dio, con l’unica speranza di poter salvare il figlio, pur non avendo nemmeno un tozzo di pane per se stessa andò ad elemosinare in casa degli abitanti vicini, con lo scopo di trovare dei viveri da poter offrire a Peregrino. La povera donna non trovò benevolenza nei cuori degli altri abitanti, in particolare nel cuore di un’altra donna che rispose, che avrebbe preferito vedere trasformare il proprio pane in sassi, piuttosto che donarlo. Peregrino così quel giorno non trovò ristoro in casa della povera donna, ma venuto a conoscenza del suo umile impegno le mostrò gratitudine. Gli scritti tramandano che la donna che si era rifiutata di fare elemosina, si trovò trasformato il pane che aveva nascosto in sassi, che ancora oggi gli abitanti di Caltabellotta conservano per venerare Peregrino come uomo mandato da Dio. Il giorno successivo per ricompensare la benevolenza della donna, Peregrino volle accompagnare di persona il fanciullo alla bocca del drago, ma una volta che la bestia aprì la bocca, senza temere gli conficcò il suo bastone riuscendo a spingere il demone in una voragine sconfiggendolo per sempre. In seguito Pietro, lo investì della carica di Vescovo di Triolaca. 
Oggi gli abitanti di Caltabellotta festeggiano il loro Patrono nel giorno 30 gennaio, venerando la reliquia dell’omero e mettendo in mostra tutti i dipinti che raffigurano il Santo Peregrino accanto al dragone sconfitto. In agosto poi a Caltabellotta viene organizzata la cosiddetta “Fiera del bestiame” in onore del Patrono, in quest’occasione i fedeli portano in spalla per tutto il paese la statua che raffigura il valoroso San Peregrino.


sabato 12 gennaio 2019

Santi di Sikelia del primo millennio per 11 gennaio



Sinassi dell' Icona della Santissima Madre di Dio Acheropita (non Manufatta), o Santa Maria dei Greci, a Taormina.

tratto da 
Nessuna descrizione della foto disponibile.http://www.ortodossia.it/w/index.php?option=com_content&view=article&id=6068:11-01-festa-della-11-gennaio-madonna-non-manufatta-la-theotokos-acheropita-santa-maria-dei-greci-a-taormina&catid=195:gennaio&lang=it



Si tratta della devozione più antica, perché risale al 1.100 o al 1.200. La Madonna non manufatta attraversa anche la storia. Ci sono dei momenti significativi. Secondo la tradizione gli angeli l’hanno affidata a S. Pancrazio. Di fatto è un’icona bizantina, che fu salvata dall’invasione dei Saraceni. Fu ritrovata nel pozzo di Badia Vecchia, insieme a un’altra opera, la Madonna con il Bambino, il S. Giovanni insieme al Crocifisso. C’è anche un’iscrizione bellissima del 1693, dove il testo recita con chiarezza che la Madonna salvò Taormina dal terremoto, mentre altre città furono distrutte o comunque fortemente danneggiate. L’autorità taorminese dell’epoca si impegnò a ricordare sempre a ricordare quella data, ovvero l’11 gennaio.
da taorminainforma.it




venerdì 12 ottobre 2018

per il 13 Ottobre San Luca di Armento-Si festeggia anche il 5 Febbraio)

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San Luca di Armento-Si festeggia anche il 5 Febbraio)

http://www.ortodossia.it/w/index.php?option=com_content&view=article&id=5555:13-10-memoria-del-nostro-venerando-padre-luca-il-siculo&catid=192:ottobre&lang=it

a cura dell'Archimadrita Antonio Scordino di venerata memoria 


Nato in un villaggio della Regione di Demenna, nei Nèbrodi, dapprima fu monaco a San Filippo Cacciaspiriti, poi si unì ai discepoli di sant’Elia lo Speleota, nel Monastero delle Grotte presso Melicuccà. Risalì quindi la Calabria, fermandosi dapprima a Noepoli di Potenza e poi presso Grumento. Fondato un monastero presso Armento, vi accolse la sorella Caterina, rimasta vedova con due figli, Antonio e Teodoro, e in località Carbone fondò anche il Monastero dei Santi Elia e Anastasio. Non si hanno altre notizie storicamente fondate; pare però che sia vissuto tra il 963 e il 1081


tratto da
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=2008993215864178&id=100002605583903


Nasce agli inizi del X secolo, secondo alcune fonti nel 918. Originario di una famiglia nobile, contrariamente al volere dei genitori Giovanni e Tedibia che lo vogliono sposato entra nel convento di san Filippo di Agira; si sposta poi nei pressi di Reggio Calabria, vivendo per un certo periodo con sant'Elia Speleota. Qui profetizza un'invasione saracena dell'Aspromonte e per evitarla si sposta a nord, nell'eparchia del Mercurion, sul confine con la Lucania, a Noa (l'odierna Noepoli), dove restaura una vecchia chiesa dedicata a san Pietro e vi si stabilisce con i suoi seguaci.
Dopo sette anni di permanenza a Noa si sposta ancora lungo il corso dell'Agri, restaurando il monastero di san Giuliano che negli anni seguenti prospera e s'ingrandisce.Ciò attira le ire di un signorotto locale, tal Landolfo, che tenta senza successo di mandarlo in rovina. Quando Ottone I attacca la regione, Luca e i suoi discepoli si trasferiscono ad Armento, dove fondano un monastero fortificato. Durante una nuova invasione saracena (guidata probabilmente da Abu l-Qasim Ali), quando il nemico giunge alle porte del monastero, Luca guida i suoi monaci a cavallo contro di loro in una vera e propria battaglia.
In seguito viene raggiunto da sua sorella Caterina, rimasta vedova, e dai suoi due figli, i quali prendono tutti i voti; Luca fa stabilire sua sorella e altre monache in un convento dedicato alla Madonna, che era stato saccheggiato dai saraceni nell'ultima invasione. Viene afflitto per tre anni da una malattia che lo fa zoppicare, quindi gli viene annunciata la morte imminente da un angelo e si spegne nel monastero di Armento nel 984, assistito e poi sepolto da san Saba di Collesano.
Nel 1600 Paolo Emilio Santoro, autore del Chronicon Carbonense, identificò Luca d'Armento con un altro santo omonimo e contemporaneo, Luca di Carbone, traendo in inganno svariati storiografi successivi e creando una confusione che si è trascinata per i secoli successivi e che è riportata anche nella Bibliotheca Sanctorum.

tratto da 
http://www.santiebeati.it/dettaglio/91273
E. Santoro lo fece nativo di Tauriana in Calabria, figlio di Giovanni e di Tedibia e fratello di s. Fantino (uno dei maestri di s. Nilo al Mercurion), inducendo in errore F. Ferrari, A. Agresta, G. Fiore, D. Martire e altri scrittori.
In realtà s. Luca nacque in Sicilia, a Demenna (Castrogiovanni), e fu avviato all'ascesi basiliana nel monastero di S. Filippo d'Agira dove si formarono anche altri famosi monaci greci del sec. X.
Per sfuggire alle vessazioni dei Saraceni, che avevano conquistato l'isola attraversò lo stretto e andò a mettersi sotto la disciplina di s. Elia Speleota di Reggio. Ma ben presto anche la zona dell'Aspromonte divenne meta delle incursioni saracene, per cui egli prese la via del Nord fino a raggiungere la famosa eparchia monastica del Mercurion, ai confini tra Calabria e Lucania, meta di tutti i santi italo-greci del sec. X.
Fondò una laura nel territorio di Noia (Noepoli), dove restaurò la cadente chiesa di S. Pietro e dimorò con i suoi discepoli per sette anni, praticando il piú rigoroso ascetismo e dandosi ai lavori dei campi, sí da cambiare il deserto in giardino. Desideroso di maggiore solitudine, passò nel territorio di Agromonte, presso il fiume Agri, dove restaurò il monastero di S. Giuliano. Prestò la sua opera di cristiana carità ai soldati feriti nel conflitto tra i Saraceni e i Tedeschi di Ottone II; fortificò il castello di Armento e la chiesa della Madre di Dio, lasciandone la custodia ai propri discepoli. Di qui ebbe origine intorno al 971 il celebre monastero dei SS. Elia ed Anastasio del Carbone, che divenne il quartiere generale di s. Luca sia come baluardo fortificato contro le incursioni dei Saraceni, sia come palestra dei molti miracoli, che egli vi operò.
Qui Luca morí assistito da s. Saba di Collesano il 5 febbraio 995 e fu sepolto nella chiesa del monastero, dove ebbe culto pubblico.


per la memoria in data 5 febbario 

Memoria di San Luca di Demenna o d'Armento

 

http://www.ortodossia.it/w/index.php?option=com_content&view=article&id=4423:05-02-memoria-di-san-luca-di-demenna-o-d-armento&catid=196:febbraio&lang=it

sabato 8 settembre 2018

8 settembreSan Sergio I, Papa dell’Antica Roma


Risultati immagini per foto dei santi protomartiri romani
tratto da 

http://www.ortodossia.it/w/index.php?option=com_content&view=article&id=5643:08-09-memoria-di-san-sergio-i-papa-dell-antica-roma&catid=191:settembre&Itemid=334&lang=it


a cura di Giovanni Fumusa



Nato a Palermo alla metà del VII secolo da una famiglia originaria di Antiochia, in Siria, il nostro padre tra i santi Sergio si reca in giovane età a Roma, dove entra nella Schola cantorum prima di diventare membro del clero. Viene eletto sul trono episcopale di Roma nel Dicembre del 687, dopo una disputa tra altri due contendenti al soglio.
Il suo papato fu caratterizzato dall’opposizione di Roma, pur rimanendo in comunione con Costantinopoli, di un gran numero di canoni del Concilio Quinisesto (in particolare alcuni riguardanti il celibato del clero), giungendo a dire di preferire la morte che accettare ciò che egli considerava come “errori”. Degna di nota la sua attività per far cessare lo scisma tricapitolino e quella per l’evangelizzazione dei Sassoni e dei Frisoni: nel 688, ad esempio, battezzò a Roma il re Cædwalla di Wessex.
Morì l’8 settembre dell’anno 701 ed i suoi resti furono sepolti nell’antica basilica di San Pietro


In questo stesso giorno, nell’anno 701, si addormentò il signor Sergio di Palermo, papa dell’Antica Roma.(cfr http://ortodossiromani.blogspot.com/2009/04/settembre_7023.html




Tratto da
http://www.treccani.it/enciclopedia/sergio-i-papa-santo/

Sèrgio I papa, santo. - Prete (n. Palermo - m. Roma 701) d'origine sira, succedette a Conone (687); agì da pacificatore verso le fazioni in lotta che, sotto la guida dell'arcidiacono Pasquale e del presbitero Teodoro, contestavano la sua elezione. Si rifiutò di sottoscrivere le decisioni del concilio detto Quinisesto o Trullano (692), che pretendevano di imporre alla Chiesa romana regole disciplinari della Chiesa bizantina, e fu salvato dalle truppe di Ravenna e della Pentapoli che insorsero contro il protospatario Zaccaria, inviato a Roma dall'imperatore Giustiniano II per arrestarlo. Riuscì a far cessare completamente, nell'Italia settentrionale, lo scisma derivato dalla controversia dei Tre Capitoli. Mantenne ottimi rapporti con Pipino II, maestro di palazzo del regno franco, e favorì la conversione dei Frisoni. Festa, 8 settembre.


Tratto da
http://www.ortodoxia.it/San_Sergio_Papa.html

San Sergio nacque a Palermo da famiglia antiochena. Divenne presbitero a Roma presso la Basilica di Santa Susanna (al Quirinale). Il suo pontificato fu abbastanza lungo infatti duò dal 687 al 701, durante il medesimo battezzò il re dei Sassoni Caedwalla, favorì la missione di San Willibordo tra i Frisoni, fu un fervido oppositore al Concilio Quinisesto indetto dall'Imperatore Giustiniano II. Fece costruire uno splendido Mausoleo sulla tomba di San Leone Magno. Il contributo che San Sergio apportò alla Chiesa romana fu notevole in quanto da esperto ed eccellente cantore introdusse nella messa latina il canto dell'Agnus Dei, ma ben più importante fu l'introduzione di quattro feste in onore alla Santissima Theotokos nel calendario della chiesa romana che sino a quel momento non le prevedeva e conseguenzialmente non ne celebrava le ricorrenze, ovvero: Natività, Annunciazione, Purificazione e Dormizione, che successivamente la Chiesa latina ridenominerà "Assunzione" e l'ulteriore festa dell'Esaltazione della Santa Croce, già festeggiate in Oriente. 

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/69600

Nell’anno 688 arriva a Roma dalla Britannia il re pagano Ceadwalla, sovrano del Wessex: vuole farsi cristiano, e riceve il battesimo (con il nome di Pietro) nella basilica del Laterano dal Papa in persona, Sergio I. Un Papa nativo di Palermo, ma di famiglia siriana, che è arrivato a Roma in gioventù, diventando famoso nella Schola cantorum. Ordinato poi sacerdote, la sua cura per le chiese ne fa un personaggio eminente nel clero. E quando muore papa Conone (687), viene eletto a succedergli, per un compromesso tra i sostenitori di due altri candidati, nessuno dei quali riusciva a prevalere. Su Sergio invece c’è accordo, perché è uomo di fede, di preghiera e di studio. Anche di testa dura, quando occorre.
E occorre spesso. Continuamente. Roma e buona parte dell’Italia appartengono all’impero d’Oriente (il resto è sotto il dominio dei Longobardi). E gli imperatori si considerano Isapostoli (uguali agli apostoli), non inferiori al Pontefice romano anche in tema di fede. Papa Martino I, che non si era piegato all’imperatore d’Oriente Costante II, è stato preso a Roma e portato a morire di maltrattamenti in Crimea, nel 655.
Ora ci riprova Giustiniano II, che vorrebbe imporre a Roma e a tutti i cristiani le norme disciplinari stabilite a Costantinopoli da un Concilio di soli vescovi d’Oriente: e manda i relativi decreti all’approvazione di papa Sergio ;e non approva nulla, qualunque cosa dica l’imperatore. Ma questi spedisce subito a Roma un alto dignitario, Zaccaria, per arrestare il Papa portandolo a Costantinopoli: come accadde a Martino I.Ecco Zaccaria al Laterano dal Papa, con quell’ordine. Ed ecco pure la sorpresa: dalla Romagna e dalle Marche arrivano truppe, ma non sono quelle d’Oriente, fedeli all’imperatore: sono milizie cittadine, italiane, accorse in aiuto di Sergio. E vi si aggiungono tanti romani, inferociti per le tassazioni imperiali. Circondano il Laterano. Venuto come cacciatore, Zaccaria si ritrova lepre in cerca di rifugio. Infine lo scovano, "acquattato sotto il letto del Papa", scrive lo storico tedesco Gregorovius. Sergio I lo salva, lo perdona e lo rimanda a farsi strapazzare dal suo imperatore.
Pagina storica del pontificato di Sergio I è la pace religiosa da lui riportata nel patriarcato di Aquileia (Veneto, Istria e terre d’Oltralpe) spaccato per 140 anni da contrasti, anche politici, a proposito della persona e delle nature del Cristo (questione dei Tre Capitoli). Per tutti i suoi 14 anni di pontificato, Sergio lavora con passione all’arricchimento della liturgia; si deve a lui anche l’istituzione del canto dell’Agnus Dei nella Messa. Alla morte, nel 701, viene seppellito nell’antica basilica costantiniana di San Pietro.

Consultare e leggere con annessa bibliografia

SERGIO I, santo


http://www.treccani.it/enciclopedia/santo-sergio-i_%28Enciclopedia-dei-Papi%29/