mercoledì 22 marzo 2017

Santi di Sikelia primo millennio al 23 Marzo








TRATTO da
http://www.ortodossia.it/w/index.php?option=com_content&view=article&id=5595:23-03-memoria-del-santo-martire-nikon-e-d-altri-con-lui&catid=197:marzo&lang=it

Militare nato a Napoli o di stanza a Napoli, scampato a un sanguinoso scontro, attribuì la salvezza al Dio dei cristiani, al quale credeva la madre; disertò quindi l’Esercito e si nascose nell’isola di Chios, deciso ad arruolarsi nell’esercito dei redenti. A Chios Nikon incontrò il vescovo Teodoro di Cizico, anch’egli latitante insieme con altri cristiani, e da lui fu immerso nel Lavacro della divina Illuminazione. Consacrato poi vescovo dallo stesso Teodoro, Nikon abbandonò Chios e si recò a Mitilini, da dove tornò a Napoli: pare durante il regno di Filippo l’Arabo, tra il 244 e il 249, il primo imperatore cristiano. Ucciso però Filippo e salito al potere Decio, acerrimo nemico dei cristiani, Nikon con altri scappò da Napoli e si nascose in Sicilia, tra i ruderi d’un antico stabilimento termale, nelle gole del fiume Onobala, detto oggi Alcantara; scoperto, fu decapitato insieme ai suoi compagni.


 San Nicone nacque attorno a Napoli e visse al tempo del governatore Quinziano, sua madre era cristiana e suo padre pagano. Sentendosi in grave pericolo durante una battaglia invocò il soccorso del Signore, Dio di sua madre, fece il segno della croce e andò incontro ai nemici: gli avversari furono sconfitti e messi in fuga e Nicone tornò a casa tra l'ammirazione generale, ma ormai il Santo preparava nuovi progetti per la sua vita. Dopo aver svelato le sue intenzioni alla madre si imbarcò per Costantinopoli e arrivato nell'isola di Chio si ritirò presso una collina e vi rimase sette giorni in digiuno e preghiera, fino a quando un angelo non gli disse di raggiungere la riva. Il Santo obbedì e lì trovò una barca con la quale, in due giorni, raggiunse il Monte Gano. Qui incontrò casualmente il vescovo del luogo, vestito come un monaco, che lo portò con sé nella grotta dove abitava, lo istruì, lo battezzò, gli conferì i Sacramenti e dopo tre anni lo ordinò sacerdote e infine vescovo. Il Santo poi, avendo appreso da una rivelazione che il Monte Gano stava per essere invaso e devastato da pagani, insieme ai monaci che erano rimasti con lui dopo la morte del precedente vescovo, si recò in Sicilia e si ritirò sui montei intorno a Taormina. Nel 273, quando il governatore del luogo sentì parlare di lui e della sua fede, lo convocò assieme ai suoi monaci e dopo averli interrogati, lasciò che morissero torturati.

tratto da 
 http://www.calendariobizantino.it/calendario-4.1395529200.0.html



Saint NICON, originaire de Naples, prêtre et martyr en Sicile avec CENT NONANTE-NEUF disciples lors de la persécution de Dèce (251). (Office traduit en français par le père Denis Guillaume au tome III des Ménées.) 

http://www.johnsanidopoulos.com/2010/03/holy-martyrs-nikon-and-190-monks-with.html


Troparion — Tone 4

By your ascetic way of life / you conquered the crafty one, Holy Father Nikon. / By virtue of your holy life you became a rule and model to your disciples, / and with them you struggled for the Faith in the West. / You have all attained glory in heaven.

Kontakion — Tone 8

Of like discipline with the Ascetics, and rivaling the holy Athletes in zeal, / you were offered to the Lord through martyrdom, steadfast and righteous Martyrs. / As your sure guide you had the glorious Nikon; / fighting together with him you sang: Alleluia.
 
 
https://doxologia.ro/sfantul-cuvios-mucenic-nicon-cei-199-de-ucenici-ai-lui

 

lunedì 20 marzo 2017

Santi di Sikelia al 21 Marzo


NOSTRO PADRE TRA I SANTI GIACOMO, VESCONO DI CATANIA, IL CONFESSORE.

http://oca.org/saints/lives/2014/03/21/100858-st-james-the-confessor-the-bishop-of-catania

Tratto da
(traduzione dall’inglese   di Joseph Fumusa )

San Giacomo, Vescovo e Confessore, si mostrò incline alla vita ascetica fin dai suoi primi anni.  San Giacomo lasciò il mondo ed entrò nel monastero di Studion, dove fu tonsurato. Condusse una vita severa, piena di opere, digiuno e preghiera. Pio e gran conoscitore della Scrittura, San Giacomo venne elevato al trono episcopale di Catania (Sicilia).

Durante il regno dell’imperatore iconoclasta Costantino V Copronimo (741-775), San Giacono fu sollecitato ripetutamente a non venerare le sacre icone. Lo hanno logorato in carcere, lo hanno affamato e picchiato, ma sopportò coraggiosamente tutti questi tormenti. San Giacomo morì in esilio.












Troparion — Tone 5

Shining forth in holy abstinence, / you rightly rightly divide the inspired word of truth as a hierarch and minister of God the Word. / By your virtuous struggle you revealed and confirmed the grace granted to you, O James, / instructing all to venerate the image of the Savior, / to whom you pray for us all.

Kontakion — Tone 8

You excelled in the gifts of the priesthood, / and through your labors You became illustrious in confessing the faith. / Since you are a fruitful branch of Christ the True Vine, / grant the new wine of forgiveness and salvation to those who cry: / “Rejoice, O Father James! 
 
 





Saint BIRILLE ou BERILLE (VIRILOS), natif d'Antioche, disciple du saint apôtre Pierre et évêque de Catane en Sicile (vers 90). 


Saint Cyril was born in Antioch. He was a disciple of the Apostle Peter (June 29, January 16), who installed him as Bishop of Catania in Sicily. St Cyril wisely guided his flock; he was pious, and the Lord granted him the gift of wonderworking. By his prayer the bitter water in a certain spring lost its bitterness and became drinkable. This miracle converted many pagans to Christianity. St Cyril died in old age and was buried in Sicily.
 


Santo Berillo antiocheno di nascita , discepolo di San Pietro e Vescovo di Catania(verso il 90 )

Tratto da
http://www.cattedralecatania.it/s_berillo.aspx

L’Annuario diocesano 2010 nell’affermare che il cristianesimo a Catania si è diffuso rapidamente e che sotto le persecuzioni di Decio e di Diocleziano, nel sec. III, ha versato il suo sangue, per la fede, la vergine Agata e agli inizi del sec. IV ne ha seguito l’esempio il diacono Euplo, precisa che “recenti studi critici dichiarano priva di ogni valido fondamento la tradizione locale che dice primo vescovo di Catania S. Berillo di Antiochia (di Siria), ordinato da S. Pietro e venuto in questa città etnea nel 42”, mentre la diocesi è storicamente documentata a cominciare dal sec. V. L’edizione del 2000, in occasione del Grande Giubileo, riportava che, nonostante per la sede episcopale catanese, come per le altre dell’isola, non si hanno notizie certe se non tra gli inizi del 4° secolo e le soglie del 6°, la tradizione, tuttavia, consolidatasi in seguito alla conquista bizantina, ha ritenuto come primo vescovo Berillo inviato dall’apostolo Pietro ad evangelizzare Catania, nel 42.
Si deve tener presente quanto afferma lo storico della Chiesa mons. Gaetano Zito, preside dello Studio Teologico interdiocesano di Catania, autore dell’opera “Storia delle Chiese di Sicilia” (LEV, 2009). “La fondazione delle diocesi e l’istituzione della gerarchia ecclesiastica in Sicilia”, scrive a pag. 29, “per secoli sono state datate alla prima metà del primo secolo dell’era cristiana e attribuite a una precisa decisione dell’apostolo Pietro che avrebbe ‘ordinato’ alcuni suoi discepoli per inviarli appositamente ad evangelizzare l’isola: Berillo a Catania, Marciano a Siracusa, Pancrazio a Taormina”. “A favore di tale attribuzione”, prosegue il professore, “può supporsi che abbia influito l’affermazione di papa Innocenzo I (401-417)…: anche in Sicilia nessuno ha fondato Chiese se non coloro che l’apostolo Pietro o i suoi successori hanno costituito vescovi. Da tempo ormai la storiografia ha ampiamente dimostrato inconsistente tale ipotesi ed ha acquisito la certezza che, allo stato delle fonti, la struttura ecclesiastica della Sicilia, con vescovi e sedi episcopali ad oggi storicamente certi, va data ad un periodo successivo all’età apostolica”. “La tradizione retrodata fino al 42 … poggia su un apparato documentario risalente al VII-IX secolo, nel periodo cioè della piena bizantinizzazione dell’isola. Tale tradizione ha supporti assai dubbi e appartiene ad un preciso genere letterario, elaborato per attribuirsi l’apostolicità della sede episcopale nel confronto con le Chiese bizantine, per determinare la supremazia della propria sede sulle altre dell’isola e per sostenere che la loro fondazione precedeva anche quella della comunità cristiana di Roma”.
“Né è possibile ricavare dati certi dalla scarna notizia di Luca sulla sosta dell’apostolo Paolo a Siracusa (Atti 28,12) nel suo viaggio verso Roma, nel 59”, aggiunge lo storico, “Nei tre giorni di sosta vi avrà certamente predicato Gesù Cristo. L’episodio, però, non è prova della diffusione del cristianesimo. Non riconsegna la certezza di una locale comunità cristiana, sia all’arrivo di Paolo che dopo la sua partenza, al contrario di quanto il testo degli Atti degli apostoli annota per Pozzuoli, dove ‘trovammo alcuni fratelli’ (28,12). Indicazione che sarebbe stata annotata anche per Siracusa se la predicazione di Marciano, per incarico di Pietro, vi fosse effettivamente accaduta prima, come ritiene la tradizione”. Lo studioso, a proposito della diocesi di Catania, a pag. 357, conferma quanto già affermato: “La tradizione ha identificato il primo vescovo con un certo Berillo, del quale si afferma che nel 42 sia stato ordinato vescovo ad Antiochia da Pietro e da questi appositamente inviato ad evangelizzare Catania. Di lui si fa menzione come protovescovo catanese nella vita di Leone il Taumaturgo dell’VIII secolo, nella Vita di Pancrazio di Taormina, in due testi liturgici del IX secolo (Canoni attribuiti a Teofane Siciliano e a Giuseppe Innografo) che lo esaltavano come primo vescovo petrino. E’ ormai acquisito che la datazione di Berillo non è sostenibile: sia per la cronologia più accreditata della vita di S. Pietro, sia per le difficoltà interne alla comunità apostolica in merito all’apertura ai pagani. La tradizione su Berillo, di conseguenza, è priva di certezza e si presenta come una ricostruzione agiografica redatta nella Catania di fine sec. VIII e inizio sec. IX, quando ormai la città era pienamente soggetta al patriarcato di Costantinopoli e mirava accreditare, presso le Chiese d’Oriente, la fondazione apostolica della sua Chiesa per ottenere l’elevazione a sede arcivescovile e metropolitana. Tuttavia, alla luce di quanto accaduto per Marciano di Siracusa, storicamente attestato ma non come vescovo ordinato anche lui da Pietro ad Antiochia bensì in un tempo successivo a quello sancito dalla tradizione, e cioè almeno tra il sec. III e il sec. IV, potrebbe non escludersi del tutto la storicità di Berillo, collocandolo però nello stesso periodo di Marciano”.
Giuseppe Murabito, postulatore generale dei Missionari oblati di Maria Immacolata, alla voce “Berillo” della Bibliotheca Sanctorum risalente agli inizi degli anni Sessanta del Novecento, scrive che “secondo il Martirologio Romano, che lo commemora il 21 marzo, e i sinassari greci, Berillo, originario di Antiochia, sarebbe stato ordinato vescovo da S. Pietro e mandato a governare la Chiesa di Catania”. “Ma”, continua l’agiografo, “queste notizie hanno come fonte la ‘Vita e martirio di s. Pancrazio vescovo di Taormina’, composta tra il sec. VIII e il IX (dopo il 776, prima dell’826), che il Lanzoni definisce un ‘romanzo agiografico’ prolisso e bizzarro; ma prima di esso non si ha alcuna menzione di Berillo”. “E’ significativo”, aggiunge, “che s. Gregorio, in tante lettere scritte ai vescovi siciliani, non abbia mai fatto cenno all’origine apostolica … Mentre, pertanto, è da escludersi che Berillo sia vissuto nell’età apostolica, egli potrebbe essere stato vescovo, forse anche il primo, di Catania, alla fine del III secolo o al principio del IV”. Anche le ultime edizioni dell’Annuario Pontificio collocano la fondazione della diocesi Catanensis al sec. I., come Palermo, mentre Siracusa al II e Messina al V. La rubrica del 4 maggio relativa alle Messe proprie delle diocesi di Sicilia (1981), confermata dalla Liturgia delle Ore del Proprio delle Chiese di Sicilia (2004), a proposito della memoria obbligatoria a Catania di S. Berillo, così recita: “Catania onora in s. Berillo il suo primo vescovo. Ciò trova conferma in un panegirico del sec. VIII in onore di s. Leone vescovo di Catania, nel quale l’anonimo autore esalta quel santo come persona degna di sedere sulla cattedra del vescovo Berillo”.
La prof. Maria Stelladoro, perfezionata in Studi Patristici e Tardo Antichi presso l’Università Lateranense, nel saggio “Studi sull’Oriente Cristiano” (Accademia Angelica-Costantiniana di Lettere Arti e Scienze, 5/1, Roma 2001) è del parere dell’origine apostolica pietrina del cristianesimo ellenofono della Sicilia orientale prima ancora che paolina e ritiene attendibili la leggenda di Berillo, che accompagnò S. Pietro “nel suo viaggio in Occidente assieme ad altri vescovi inviati poi ad evangelizzare la Sicilia e l’Italia”, e i legami delle chiese dell’Italia meridionale con Costantinopoli anziché con Roma, come suffragherebbe l’ipotesi di una rotta per mare che da Antiochia avrebbe condotto Pietro a Roma attraverso la Sicilia.
Nel segnalare che in Cattedrale si trovano diverse memorie iconografiche di s. Berillo, sia nel presbiterio maggiore, che in un altare laterale e nelle due facciate della basilica, oltre che in altre chiese della città (in quella monastica S. Giuliano ai Crociferi e nella parrocchiale eponima), si accenna alla secolare tradizione del culto di s. Berillo, il cui nome originario si riteneva fosse Cirillo o Nerillo. Il martirologio dell’imperatore Basilio II (948-988) ne compendia la vita il 21 marzo, in cui ancora è ricordato dai calendari liturgici greco-bizantini, cattolici e ortodossi. La vita di S. Berillo, ricordano i sacerdoti Giuseppe Consoli e Gaetano Amadio in “Santi ed eroi della carità in Catania” (1950), si trova anche nell’inno composto dal santo siracusano Giuseppe Innografo nella prima metà del sec. IX, dove si riferisce che il protoepiscopo avrebbe tramutato una sorgente di acqua amara in dolce e potabile. S. Berillo sarebbe morto, forse anche martire, a tarda età e non si sa dove fu seppellito, anche se le sue reliquie sarebbero state venerate degnamente. La cappella di S. Berillo che alla fine del Cinquecento esisteva alle spalle del tempio primaziale S. Agata la Vetere presso l’oratorio S. Pietro –oggi santuario di S. Agata al carcere- distrutta dal terremoto del 1693, venne ricostruita nel 1795, fuori le mura di levante.
Antonino Blandini
   

Consultare anche

S. Pietro e S. Paolo in Sicilia: I Vescovi e la Chiesa Siciliana del I secolo

Sta in
https://books.google.it/books?id=_eNnAgAAQBAJ&pg=PA6&lpg=PA6&dq=santo+berillo+vescovo+di+Catania&source=bl&ots=2HqnxMmu4O&sig=9kTswIcyLxpqm0MAWIbwxL2EqKQ&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiF67vQhvvZAhUJWxQKHen_CHE4ChDoAQhAMAY#v=onepage&q=santo%20berillo%20vescovo%20di%20Catania&f=false









 




martedì 14 marzo 2017

Sikelia 15 marzo feste santi e memorie





This magnificent Processional Cross in the Art Nouveau style
was made in France and presented to Pope Leo XIII in 1887
to mark the Golden Jubilee of his Priestly Ordination. 


Saint ZACHARIE, Grec de Sicile, pape et patriarche de Rome (741-752), traducteur en grec des Dialogues de saint Grégoire (752).

 http://www.santiebeati.it/dettaglio/91636

l'espressione "Grec de Sicile" può anche riferirsi(e pare essere la lettura più accreditata) alla Calabria denominata quasi sempre Sicilia Continentale 

 Zaccaria, di famiglia greca, residente in Calabria, è eletto Papa nel Dicembre 741, e succede a Gregorio III, senza richiedere la conferma del governatore imperiale.
Il periodo del suo pontificato, é piuttosto difficile per la Chiesa, con i Longobardi che premono alle porte di Roma; per vario tempo é impegnato nel trovare un accordo con il re longobardo invasore Liutprando.



Uomo mite e pio, assai amato sia dal clero che dal popolo romano, Papa Zaccaria convoca due Sinodi per confermare l'insegnamento dei suoi predecessori.
Il suo nome è legato al Monastero di Montecassino che è da lui ultimato e personalmente consacrato.
Fa restaurare il palazzo danneggiato del Laterano; abbellisce la Chiesa di S. Maria Antiqua ai piedi del Palatino, ove ancora si conserva il suo ritratto, eseguito quando era ancora vivente. Papa Zaccaria, ultimo Papa greco, é un uomo di grande erudizione; a lui si deve la traduzione dei 'Dialoghi' di S. Gregorio Magno, eseguita per i Monasteri greci di Roma e d'Italia. Muore il 15 Marzo 752 a Roma ed è sepolto in S. Pietro.Tuttavia per altre ricerche pare "Fu sepolto nell’atrio o nell’Oratorio di S. Andrea a S. Pietro in Vaticano, poi nel Poliandro. La tomba andò perduta. Il Posterla (1707) indica la reliquia della testa nella Basilica Lateranense."

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http://sinassariortodosso.blogspot.com/2018/03/15-marzo-santi-italici-ed-italo-greci.html

mercoledì 8 marzo 2017

Sikelia al 9 MarzoSaint VITAL (VITALIOS) de Castronovo, fondateur des monastères d'Armento et de Rapolla en Calabre (994). (Cf. Hester, Monasticism and Spirituality of the Italo-Greeks, p. 79).


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Saint VITAL (VITALIOS) de Castronovo, fondateur des monastères d'Armento et de Rapolla en Calabre (994). (Cf. Hester, Monasticism and Spirituality of the Italo-Greeks, p. 79).

 https://biblio.co.uk/book/monasticism-spirituality-italo-greeks-david-hester/d/532298504


Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/91056

San Vitale venne al mondo a Kars-nubu (una Castronovo di Sicilia di epoca islamica) nei primi anni del 900: padre Sergio de Mennita, madre Crisonica.
La sua famiglia era di origine bizantina, ricca e di alto lignaggio.
Fu battezzato nell’allora chiesa madre di Maria Santissima dell’Udienza ed educato nella fede da precettori ecclesiastici di rito greco: in quell’ambiente isolano, al tempo della dominazione araba, i Cristiani usufruivano di una certa autonomia negli affari religiosi.
Maturò però in lui, non interessato agli studi, un’inclinazione spirituale che lo portò intorno al 950 a mettere da parte tutto ciò che era benessere ed a ritirarsi nel monastero dei monaci intitolato a san Filippo – ad Agira (in provincia di Enna): qui indossò la veste religiosa.
Vi rimase cinque anni dedicandosi quotidianamente con eccellente impegno alle pie pratiche religiose e lavorative.
Dopo questo quinquennio con una delegazione di confratelli si recò pellegrino a Roma presso i luoghi sacri.
Durante il viaggio, all’altezza di Terracina (in Campania), un serpente velenoso lo morse, ma riuscì a salvarsi miracolosamente facendo un segno di croce sulla ferita.
Dopo il pellegrinaggio, sulla via di casa, scelse di non rientrare in convento, e di fermarsi come eremita in Calabria su un’altura in località di Santa Severina: questa esperienza di ascesi durò due anni.
Nei successivi dodici anni stette in un imprecisato cenobio siciliano, che seguiva la tradizione dell’oriente cristiano , a perfezionare l’esercizio delle sue virtù.
Terminata quest’altra fase del suo percorso sentì il richiamo dei territori incontaminati calabresi che si offrivano alla vita degli anacoreti.
Trovò quindi sede su un fianco del monte Lipirachi.
In queste zone conobbe l’abate del convento di Locri, come lui proteso al distacco dalla mondanità attraverso la preghiera ed il rigore (san Vitale gli ebbe a rivolgere fecondi ammaestramenti).
Andò successivamente a risiedere in un luogo solitario nella regione di Capo Spulico che dà sul mare, la quale per il suo isolamento si prestava a dare ospitalità peraltro a criminali.
Qui san Vitale riportò un clima di pace e di cordialità, ed i residenti in quelle terre a Roseto vollero erigere riconoscenti una chiesa dedicandola a san Basilio.
Di questo periodo si tramanda anche il miracolo in cui egli pregò in favore dei raccolti minacciati da un’inondazione, la quale così invece alla fine diede frutti benefici.
In quegli anni cambiò più volte luogo d’eremitaggio (monte Rapparo, Sant’Angelo d’Asprono, monte San Giuliano).
Tornò dunque, temprato nello spirito, in alcuni cenobi, anche se per poco tempo, poiché la sua vocazione lo spingeva ad ascoltare il Signore nella quiete della solitudine.
Si stabilì perciò in un antro nelle vicinanze di Armento (in Basilicata) dove divenne proverbiale la sua familiarità con gli animali; una piccola composizione popolare castronovese così recitava: «SANTU VITALI / FEDDA DI PANI / E DI LU RIESTU / NNI DUNA A LI CANI».
In diverse circostanze si rivolse, con esito positivo, a Dio chiedendogli di porre rimedio a bisogni più o meno gravi.
Gli eventi miracolosi legati alla sua vita proseguirono quando il governatore della provincia bizantina di Bari lo fece convocare, data la sua fama, per conoscerlo.
Con due religiosi che lo accompagnarono si recò da costui: lo confessò, e si adoperò pure durante quel soggiorno affinché un violentissimo temporale non arrecasse danni.
Lasciata Bari si mise all’opera per rimediare alla distruzione, attuata dai Musulmani, del monastero e della chiesa dei santi Adriano e Natalia: questo punto divenne un grande riferimento per i fedeli che nell’azione di san Vitale vedevano l’impronta della santità.
Verso la fine del secolo questo convento fu preso di mira dagli invasori islamici per essere depredato.
I confratelli di san Vitale temendo il peggio si misero in salvo fuggendo, lui rimase ad affrontarli: quando uno dei musulmani stava per ucciderlo questo fu colpito da un fulmine che gli fece cadere la scimitarra e si accasciò vittima di un’improvvisa sofferenza.
San Vitale fece sì che il suo attentatore guarisse, e che altresì, ammonendoli, gli aggressori si ritirassero da quelle terre.
Chi gli si rivolgeva con animo sincero era sempre ben accolto e raccomandato all’assistenza della grazia divina (come, per esempio, un uomo che ottenne di avere figli), ed in particolar modo chi era caduto nell’errore aveva l’occasione di emendarsi e di liberarsi dalla sua punizione (come, in un altro esempio, la mentitrice che aveva pronunciato a sproposito il nome di Dio).
San Vitale applicò appieno la norma evangelica dell’amore universale, specialmente nei confronti dei peccatori per il fatto che considerava più importante il momento del recupero che quello della penitenza in sé e per sé.
Negli ultimi anni della sua esistenza terrena diede vita a due monasteri lucani: quello di Torri (con l’aiuto del nipote, il beato Elia, di origine castronovese pure lui, e che contemporaneamente allo zio si era fatto monaco ritirandosi allora nel cenobio a pochi chilometri da Castronovo in contrada Melia) e quello di Rapolla (monasteri che furono le ultime due sue dimore).
L’abitato di Castronovo di Sant’Andrea, in provincia di Potenza, vicino ad Armento, deve a san Vitale la sua fondazione, e la sua denominazione, essendo egli memore della città natia (la specificazione “di Sant’Andrea” fu aggiunta secoli dopo).
Si spense il 9 marzo 994, dopo aver indicato il nuovo abate: la sua salma fu tumulata inizialmente nella chiesa del convento in cui morì, nel 1024 fu traslata in quella di un altro cenobio (a Guardia Perticara, il cui abate era il nipote Elia), da qui fu spostata a Torri (per proteggerla dagli assalti dei Musulmani) e poi ad Armento (per volontà del feudatario di quel territorio che la fece collocare a latere di quella di san Luca di Demenna), entrambi furono posti poi a Tricarico (in provincia di Matera) nella cattedrale.
In ultimo i resti di san Vitale ritornarono ad Armento, dove sono custoditi dentro una teca recante la scritta “SANCTI VITALIS RELIQUIAE” (in questo paese nell’anno della sua morte fu eretto un convento di monaci basiliani).
Una sua prima biografia, opera redatta da un monaco suo contemporaneo, in greco antico su pergamene andate perse, venne ritrovata nel monastero di Armento: questo testo fu, un secolo dopo la scomparsa del santo, tradotto in latino: la versione in tale lingua è l’unica rimasta.
In Sicilia la notizia che avessero un concittadino elevato all’onore degli altari giunse ai Castronovesi da Armento con notevole ritardo nel 1660/70, tuttavia non tardarono a dedicargli una chiesa (già aperta nel 1671), ad ottenere qualche reliquia e ad eleggerlo loro patrono al posto di san Giorgio (6 settembre 1704).
San Vitale è patrono di Armento (PZ) e di Castronovo di Sicilia (PA), paesi gemellati; viene festeggiato in entrambi il 9 marzo, ed in più a Castronovo ad inizio del mese di agosto.
In passato l’otto marzo i Castronovesi festeggiavano pure il beato Elia nipote di san Vitale.




Tratto da http://www.palatina.diocesipa.it/I_Nostri_Santi/San%20Vitale%20castronovo%20PA.htm

La ‘Vita’ del santo scritta in greco da un autore contemporaneo, fu tradotta in latino per uso liturgico nel 1194 e dedicata a Roberto vescovo di Tricarico.  
      Vitale,figlio di Sergio e Crisofonica, nacque al principio del secolo X a Castronovo in Sicilia ( PA ). Iniziò la vita monastica nel monastero di S. Filippo di Agira, alle falde dell’Etna, fucina di molti famosi asceti calabro-siculi dei secoli IX e X.
     Volendo adempiere al rituale pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli a Roma, dopo una permanenza già di cinque anni nel monastero, ne chiese il permesso all’abate; al ritorno si fermò in Calabria e separatosi dai compagni di viaggio, cominciò una vita eremitica nelle vicinanze di Santa Severina.
     Dopo due anni ritornò in Sicilia in un altro monastero vicino a quello di Agira; trascorsero dodici anni e Vitale, evidentemente sempre alla ricerca di un appagamento del suo spirito, ritornò in Calabria, peregrinando per la Regione.
     Presso Cassano incontrò il monaco Antonio che seguiva una vita molto rigida in una grotta, Vitale si fermò qualche giorno dandogli saggi consigli di moderazione e poi proseguì verso Pietra Roseti al confine con la Lucania, qui dopo aver scacciato dei malfattori da una decadente casa, la trasformò in un cenacolo di monaci.
     Passato poi al ‘Mercurion’ e al ‘Latinianon’ in Lucania, realtà organizzate di vita monastica locali, prese poi a girare per la Regione, fondando monasteri in vari luoghi e confortando i monaci angosciati per le ricorrenti invasioni arabe.
    Qui non si può tralasciare un episodio che spiega la cipolla degli agiografi e della iconografia che parrebbe piuttosto una stranezza. Presso Armento, nel Monastero di Carbone era Abate un Santo religioso di nome Luca che avendo intese le voci sulla Santità di Vitale volle sincerarsene di persone e, montato a cavallo, andò a trovarlo. Incontrarsi si salutarono con la consueta inclinazione del capo e la reciproca genuflessione e seduti all'ingresso della spelonca, aprirono le più sante conversazioni. Intanto Vitale ordina al nipote frate Elio di preparare la mensa per fare onore all'ospite. Fu imbandito frumento e pane e a un cenno di Vitale delle cipolle dell'orto, che il Santo soleva mangiare e presane una, la divise in quattro parti. Non erano le nostre cipolle, ma cipollacce, che Luca pregò di allontanare perché mortifere per chi ne gustava.
     Vitale in risposta prese a mangiare e Luca per non parere di meno, ne mangiò pure lui, ma subito cadde come morto a terra. Vitale, fatta una breve preghiera, con un segno di croce, lo rinvenne e Luca così ne confessò la santità, e presa licenza, ritornò al suo Monastero rimanendo legato a Vitale da affettuosa e ammirata amicizia.
      Insieme ad altri due santi monaci, si recò anche a Bari dove fu ricevuto dal catapano Basilio nel 979. Ritornato in Lucania si mise a restaurare il monastero dei Santi Adriano e Natalia, saccheggiato dai saraceni, ma in un secondo assalto, fu fatto prigioniero subendo molti maltrattamenti.
     Liberato, si rifugiò insieme al nipote Elia divenuto anch’egli monaco, nella zona di Torri dove edificò una chiesa e poi sempre insieme ad Elia si spostò a Rapolla fondando un monastero e qui dopo aver stabilito la sua successione alla direzione del cenobio, morì in tarda età il 9 marzo 993.
     Sepolto nella chiesa del monastero, dopo 30 anni per sua volontà espressa ancora in vita, fu trasferito dal nipote nel cenobio di Guardia Perticara, fondato dallo stesso nipote, accolto dal vescovo di Torri e dai fedeli.
     Dopo altre traslazioni avvenute in altri monasteri e chiese, per mettere al sicuro le reliquie dalle incursioni, il corpo di s. Vitale insieme a quello di s. Luca di Demenna, fu trasferito nella Cattedrale di Tricarico.
     Oggi è venerato nella Chiesa Parrocchiale di S. Luca Abate in Armento ( PZ ).

Le Reliquie di S. Vitale Abate sono state traslate a Castronovo dal 22 luglio al 15 agosto 1994 in occasione del Millenario della nascita, celebrato ad Armento nel 1990.


Da consultare anche
Cristiani e musulami nella Sicilia islamica. La testimonianza delle fonti letterarie italogreche.
In
https://www.academia.edu/23667755/Cristiani_e_musulami_nella_Sicilia_islamica._La_testimonianza_delle_fonti_letterarie_italogreche


sabato 4 marzo 2017

sinassario dei santi di Sicilia per il mese di marzo

La Croce Monastica

1 marzo feste santi e memorie

 Saint LEON LUC (LEOLUCA), higoumène de Corleone en Sicile (vers 900).


2 marzo feste santi e memorie


Sainte EUTHALIE, vierge à Léontini en Sicile, martyre assassinée par son propre frère en haine de la religion (vers 257).
 
 QUATRE CENT QUARANTE martyrs d'Italie, martyrisés par les Lombards (579). 

400 Martyrs Slain by the Lombards in Sicily refused to participate in idol worship and were massacred by the Lombards (a Germanic tribe) in the year 579. Among those who perished, the names of the presbyter Sanctulus and the hermit Hospicius have been preserved.
 
 5 marzo feste santi e memorie 


Saint CLEMENT, abbé de Sainte-Lucie de Syracuse en Sicile (vers 800). San Clemente di Siracusa, abate ( IX secolo )
 

9 marzo feste santi e memorie 

 

Saint VITAL (VITALIOS) de Castronovo, fondateur des monastères d'Armento et de Rapolla en Calabre (994). (Cf. Hester, Monasticism and Spirituality of the Italo-Greeks, p. 79).

 

14  marzo feste santi e memorie 

 Saint ZACHARIE, Grec de Sicile, pape et patriarche de Rome (741-752), traducteur en grec des Dialogues de saint Grégoire (752).

 

21 marzo feste santi e memorie 

NOSTRO PADRE TRA I SANTI GIACOMO, VESCONO DI CATANIA, IL CONFESSORE.
http://oca.org/saints/lives/2014/03/21/100858-st-james-the-confessor-the-bishop-of-catania


Saint BIRILLE ou BERILLE (VIRILOS), natif d'Antioche, disciple du saint apôtre Pierre et évêque de Catane en Sicile (vers 90)

 23 MARZO feste santi e memorie

Saint NICON, originaire de Naples, prêtre et martyr en Sicile avec CENT NONANTE-NEUF disciples lors de la persécution de Dèce (251). (Office traduit en français par le père Denis Guillaume au tome III des Ménées.

 

24 marzo feste santi e memorie 

Saint SEVERE, évêque de Catane en Sicile (vers 800).

  28 MARZO feste santi e memorie

 Saint CONON, higoumène italo-grec à Nési en Sicile; un des derniers témoins de l'Orthodoxie en Sicile (1236). On l'invoque contre les maux d'oreille. 

 

30 marzo feste santi e memorie

 Saint ZOSIME, évêque de Syracuse en Sicile (vers 640 selon Hester).

 

 

5 Marzo Saint CLEMENT, abbé de Sainte-Lucie de Syracuse en Sicile (vers 800). San Clemente di Siracusa, abate ( IX secolo )


http://www.vegiazena.it/storia/doporoma/imm/simb-4.jpg

  
San Clemente abate Monastero di Santa Lucia al Sepolcro a Siracusa (verso l’anno 800)

Tratto da
https://santiebeatidisicilia.wordpress.com/c/clemente-santo-abate-benedettino/

Fu abate del più antico monastero benedettino di Sicilia: S. Lucia al Sepolcro.
Uomo di grande santità, attento alle necessità dei poveri, morì intorno  al IX secolo e fu sepolto nello stesso cenobio,venerato dalla Chiesa di Siracusa per molti secoli insieme al Vescovo Eutichio. Giorgio Maniace per sottrarre le Reliquie alla profanazione dei
musulmani, traslò le stesse a Costantinopoli nel 1040 unitamente a quelle delle Vergini e Martiri Agata e Lucia e di San Leone,Vescovo di Catania, accolte dall'Imperatrice Teodora e deposte nel Monastero di S.Maria.
Una Reliquia è nel Tesoro della Cattedrale di Messina.










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mercoledì 1 marzo 2017

Santa Eutalia vergine ed asceta a Lentini in Sicilia uccisa dal fratello in odio alla fede cristiana (verso il 257)







Tratto da http://ordovirginumsicily.blogspot.it/2012/01/le-sante-vergini-consacrate-del-mese-di_1486.html

La madre, Eutropia, era una nobile matrona, vedova, che viveva con i suoi due figli Serviliano ed Eutalia a Lentini. Testimone delle guarigioni miracolose di Tecla e Giustina, per intercessione dei  Santi Alfio, Cirino e Filadelfo, un giorno si recò al loro sepolcro, per implorare la guarigione. Eutropia infatti, era afflitta da perdite di sangue, come l'emorroissa del Vangelo. Inginocchiata in lacrime presso la tomba di questi martiri, elevò a Dio la richiesta di guarigione. Qui si addormentò e in sogno ebbe una celeste visione: vide i santi Alfio, Filadelfo e Cirino, in tutta la loro gloria, che le annunciavano la completa guarigione dalla malattia se avesse ricevuto il Battesimo. Destata dal sonno, raccontò il sogno alla figlia ed entrambe chiesero il Battesimo. La madre fu miracolosamente guarita ed Eutalia, prima fidanzata, decise di consacrarsi al Signore.
Alla morte di Tertullo, accanito persecutore dei cristiani, il figlio di Eutropia, Serviliano, sacerdote pagano del tempio di Cerere, cercò di strangolare la madre a causa della sua fede in Gesù Cristo. Eutalia, rimproverò il fratello per le sue intenzioni criminali ma questi stracciò le vesti della sorella, la percosse e la consegnò ad uno schiavo perché abusasse di lei. Mentre la ragazza si affidava alla protezione dei Santi Fratelli il servo le si avvicinò e cadde a terra accecato. Allora Serviliano  l'8 Settembre del 257 la uccise trapassandole la gola con un pugnale. Il corpo fu sepolto nella Cripta del Duomo di Lentini (arcidiocesi di Siracusa) insieme a quelli dei Santi Fratelli e dalle Sante Tecla e Giustina




Sainte EUTHALIE, vierge à Léontini en Sicile, martyre assassinée par son propre frère en haine de la religion (vers 257).


The Holy Martyr Euthalia lived with her mother and brother in Leontina on the island of Sicily. Euthalia's mother, a pagan, suffered for a long while with an issue of blood. Once, the Martyrs Alphaeus, Philadelphus and Cyprian (May 10) appeared to her in a dream and told her she would be healed only if she believed in Christ and was baptized.

After being baptized with her daughter, she was healed of her infirmity. When Euthalia's pagan brother Sirmianus learned of the baptism, went into a violent rage. The mother succeeded in fleeing, but St Euthalia confessed herself a Christian and suffered martyrdom. After fierce tortures, the saint was beheaded with a sword.

e in francese  il seguente



Ste EulalieSainte Euthalie demeurait dans la cité de Léontini, proche de Syracuse, en Sicile, avec sa mère, nommée elle aussi Euthalie, laquelle avait été guérie d'un flux de sang par l'apparition des Saints Martyrs Alphius, Philadelphe et Cyprin (cf. 2 mai). Les deux femmes se firent alors baptiser. Dès que Sermilien, le frère de la Sainte, apprit la nouvelle, ce païen endurci se précipita avec rage sur sa mère pour l'étrangler, et celle-ci ne put lui échapper que grâce à l'intervention de l'une de ses servantes.

Comme la jeune Euthalie reprochait sévèrement à son frère ses desseins criminels envers leur mère, Sermilien lui répondit : « Serais-tu donc chrétienne, toi aussi? » - « Oui, je suis Chrétienne, reprit la Sainte, et c'est volontiers que je suis prête à mourir pour le Christ! » L'ignoble Sermilien lui arracha alors ses vêtements, la roua de coups, puis la livra à l'un de ses serviteurs pour qu'il la déshonore. Mais dès que l'homme s'approcha d'elle, il fut frappé de cécité à la prière d'Euthalie qui avait invoqué les Saints Martyrs à son secours. Sermilien hors de lui, se précipita alors, un glaive à la main, et, tel un nouveau 
Caïn, il égorgea sa soeur