mercoledì 5 aprile 2017

Il 6 aprile si festeggiano i santi italo-greci: Filarete ed Elia di Palermo





Odigitria di Calatamauro ( Contessa Entellina prov. di Palermo) - si trova presso il Museo di palazzo Abatellis di Palermo - Mosaico del XIII secolo in puro stile paleologo

Il 6 aprile si festeggiano i santi italo-greci: Filarete ed Elia di Palermo


Santi Elia e Filarete, Palermo asceti e martiri  nell’anno 831







La vita di questi due santi asceti siciliani inevitabilmente si incontra e si scontra con la violenta dominazione islamica che si impose per circa due secoli in Sicilia. Elia e Filarete vissero come monaci in un monastero di Palermo sino a quando tentarono la fuga dalla città siciliana per evitare l’abiura della fede, ma i due santi furono catturati e brutalmente torturati come esempio ed ammonimento per gli altri cristiani che avrebbero voluto ribellarsi apertamente all’islamizzazione dell’isola. Invero non si conosce con precisione la data del loro martirio, perché potrebbe essere il 6 aprile 831, anno in cui venne conquistata Palermo dagli islamici oppure in uno dei successivi tentativi di ribellione dei cristiani, come nel caso del monaco Argenzio martirizzato nel 906.
Per le preghiere dei Santi Elia e Filarete, Signore Gesù Cristo, Dio nostro, abbi misericordia di noi e salvaci. Amin!


tratto  da

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=2259280800835417&set=a.1001927373237439&type=3&theater




Due Santi monaci siciliani furono martirizzati per la fede in Cristo quando, divenuta opprimente la dominazione islamica e impossibilitati a continuare la loro vita monastica in quello che restava del loro “monastero” greco, tentarono di fuggire per non essere costretti ad abiurare la fede. Furono presi e torturati pubblicamente, come monito per i cristiani ancora residenti in città, atto a scoraggiare ulteriori tentativi di resistenza all’Islam o di aperta ribellione alla dominazione islamica. Gli studiosi discutono se i due santi furono martirizzati nella presa di Palermo (831) o in una recrudescenza della persecuzione islamica contro residui focolai di resistenza cristiana (906) come nel caso del monaco martire Argenzio.





Consultare anche da pagg 97 e seguenti

Ombre della storia - Asterios Editore  autore Antonio Monaco










MAGNA  GRECIA  BIZANTINA  E  TRADIZIONE CLASSICA

ATTI  DEL  DECIMOSETTIMO  CONVEGNO  DI  STUDI

SULLA MAGNA  GRECIA



TARANTO, 9-14  OTTOBRE  1977



domenica 2 aprile 2017

3 aprile San Giuseppe l’Innografo di Siracusa Monaco a Costantinopoli -Santo Attalo igumeno a Taormina

Santo Attalo igumeno a Taormina

Secondo il chronicon benedettino del 1483 Attalo fu abate nel secolo IX del monastero posto presso Taormina, e morì il 3 Aprile.
Così il chronicon: “Sanctus Attalus, Abbas monasterij positi apud Tauromenium Siciliae, cuius natale solemnizatur III Nonas Aprilis“.

 
http://www.santiebeati.it/dettaglio/91514

Joseph-nicholas.jpg 
 http://oca.org/saints/lives/2014/04/04/100984-venerable-joseph-the-hymnographer
 

Troparion — Tone 2

Come, let us acclaim the divinely inspired Joseph, / The twelve-stringed instrument of the Word, / The harmonious harp of grace and lute of heavenly virtues, / Who lauded and praised the assembly of the saints. / And now he is glorified with them.

Kontakion — Tone 3

Your divinely inspired tongue was the pen of a ready scribe, / according to the words of David. / You sang of the contests of the saints / and described the grace they received through their labors. / Therefore, we cry to you: “Rejoice, O blessed harp of holy melody!”

 
Santo Giuseppe l’Innografo  di nazionalità siciliana  monaco a Tessalonica e confessore delle sante icone sotto Teofilo (verso 886)

Dal quotidiano Avvenire

Nacque in Sicilia nell'816 e al tempo dell'invasione araba dell'827, con la sua famiglia si rifugiò nella Grecia Meridionale. Nell'831 si recò a Tessalonica nella Macedonia, entrando nel monastero di Latomia. Consacrato sacerdote, ebbe come maestro spirituale San Gregorio il Decapolita, che verso l'840 lo condusse a Costantinopoli. L'anno successivo Giuseppe fu inviato a Roma dal papa Gregorio IV, per chiedere il suo aiuto nella lotta contro l'eresia iconoclasta. La nave su cui era imbarcato, cadde però nelle mani di pirati arabi che lo condussero a Creta; riscattato e liberato nell'843 tornò a Costantinopoli dove trovò il suo maestro morto. Coinvolto nella vicenda della deposizione del patriarca Ignazio, nell'858, fu esiliato a Cherson in Crimea, dove rimase probabilmente fino al reintegro di Ignazio nell'867. L'imperatore Basilio I il Macedone (812-886) gli affidò la custodia di Santa Sofia a Costantinopoli. Morì nel 886. Sono celebri i suoi inni sacri da cui è derivato il nome «Innografo».










Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/91514
La ‘Vita’ di s. Giuseppe l’Innografo fu scritta dal suo discepolo e successore Teofano; nacque in Sicilia nell’816 e al tempo dell’invasione araba dell’827, con la sua famiglia si rifugiò nel Peloponneso (Grecia Meridionale).
A quindici anni nell’831 si recò a Tessalonica (odierna Salonicco) nella Macedonia, prendendo l’abito religioso nel monastero di Latomia. Consacrato sacerdote, ebbe come maestro spirituale San Gregorio il Decapolita, che verso l’840 lo condusse con sé a Costantinopoli, dove insieme ad altri discepoli vissero nella chiesa di S. Antipa.
L’anno successivo Giuseppe fu inviato a Roma dal papa Gregorio IV, per chiedere il suo aiuto nella lotta ingaggiata dal suo maestro e i discepoli, contro l’eresia iconoclasta, iniziata dall’imperatore Leone III l’Isaurico nel 726.
La nave su cui era imbarcato, cadde però nelle mani dei pirati arabi che lo condussero a Creta; venne riscattato e liberato da persone caritatevoli e nell’843 tornò a Costantinopoli dove trovò il suo maestro Gregorio il Decapolita morto o moribondo.
Restò come eremita nella stessa chiesa di S. Antipa, poi per cinque anni fu nella chiesa di S. Giovanni Crisostomo, dove nell’850 fondò un monastero, diventando egumeno (abate), deponendovi anche le reliquie di Gregorio, del suo discepolo Giovanni e quelle di s. Bartolomeo, ottenute a Tessalonica.
Venne coinvolto nella vicenda della deposizione del patriarca Ignazio, avvenuta il 23 novembre 858 e perché amico e sostenitore del patriarca, fu esiliato dal potente cesare Bardas a Cherson in Crimea, dove rimase probabilmente fino al reintegro di Ignazio nell’867.
L’imperatore Basilio I il Macedone (812-886) gli affidò la custodia di S. Sofia a Costantinopoli, in questa funzione ricevé gli inviati del papa Adriano II al Concilio di Costantinopoli, il 25 settembre 869.
Dopo una interruzione, ricoprì la carica di nuovo fino all’886, anno in cui morì il 3 aprile, giorno della sua attuale celebrazione liturgica. Sono celebri i suoi inni sacri, accolti nella liturgia greca, da cui è derivato il nome ‘Innografo’.
Tratto da
http://www.ortodoxia.it/San_Giuseppe_Innografo.html

La vita di San Giuseppe l’Innografo è stata scritta dal suo discepolo e successore Teofano. Giuseppe nacque a Siracusa l’816 e lì visse sino a che i continui attacchi dei saraceni imposero un’inevitabile fuga dalla Sicilia, che avvenne nel 827 ed egli, insieme alla famiglia, si rifugiò nel Peleponneso (Grecia meridionale). A 15 anni venne ordinato monaco nel monastero di Latomia presso Tessalonica. Successivamente, venne ordinato sacerdote giovanissimo. Dotato di una bella voce e di una capacità straordinaria nella composizione di inni, spesso lodava mediante il canto Dio e i suoi Misteri, la Theotokos e tutti i Santi. Ebbe come padre spirituale, San Gregorio il Decapolita, insigne difensore delle Icone e confessore della fede, che nell’840 unitamente ad altri confratelli si recarono a Costantinopoli ove vissero nella chiesa di Sant’Antipa. Quindi, nell’anno successivo venne mandato a Roma a chiedere sostegno al Papa nella lotta iconoclasta, ma durante il viaggio, la nave che avrebbe dovuto portarlo in Italia, venne intercettata dai saraceni e, pertanto, Giuseppe venne sequestrato e portato a Creta, durante la prigionia trascorse il tempo lodando Dio e grazie al pagamento del riscatto venne liberato. Quindi fece ritorno a Costantinopoli nell’843 ove trovò il suo padre spirituale che già aveva reso la sua anima a Dio, l’imperatore Teofilo morto e l’ortodossia in trionfo. Nell’850 con il discepolo San Giovanni fondarono un monastero ove custodire il corpo del padre spirituale, e successivamente del medesimo Giovanni oltre alle reliquie di San Bartolomeo precedentemente ottenute a Tessalonica ed ove Giuseppe compose innumerevoli e splendidi componimenti poetici, inni liturgici, che lo resero importante nella Chiesa bizantina. Fu coinvolto nella deposizione del Patriarca di Costantinopoli Sant’Ignazio, verso cui fu amico e fedele sostenitore e per tali motivi fu esiliato a Cherson (Crimea) dal potente cesare Bardas. Fu richiamato nel 867 dall’imperatore Basilio I Macedone, che altresì richiamò nella sede apostolica costantinopolitana Ignazio e deponendo a sua volta San Fozio. Ritornato nella capitale dell’impero venne nominato “schevofilace” (custode del tesoro dei vasi sacri) di Santa Sofia ed in tale veste accolse la delegazione papale inviata da Adriano II all’VIII Concilio (869-870), il 25 settembre 869. Alla dormizione di Sant’Ignazio, il santo siracusano si riconciliò con San Fozio, che prima della sua dormizione si riappacificò con il Papa di Roma, e mantenne la prestigiosa carica di schevofilace sino alla sua dormizione, avvenuta all’età di 70 anni circa, il 3 aprile 886. Il santo monaco siciliano, pur essendo stato coinvolto nella lotta iconoclasta, fu molto importante non tanto per la difesa delle Sacre Icone, quanto per la notevole mole e qualità di inni liturgici, che gli valsero unanimemente, tra i molteplici validi poeti della Chiesa costantinopolitana, il titolo di Innografo per antonomasia.


Tratto da
http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-l-innografo_%28Enciclopedia-Italiana%29/
Nato in Sicilia circa l'anno 816, si sottrasse alle incursioni dei Saraceni riparando nel Peloponneso con la famiglia, che presto abbandonò per entrare in un monastero di Salonicco. Condotto a Costantinopoli da San Gregorio Decapolita, durante la persecuzione iconoclastica di Teofilo, fu incaricato di una missione a Roma presso la S. Sede. Ma catturato in viaggio da pirati arabi, fu tradotto schiavo a Creta. Riscattato da pie persone, rientrò a Bisanzio (11 marzo 843). Verso l'850 costruì per i suoi seguaci un monastero e una chiesa dedicata a S. Bartolomeo e a S. Gregorio Decapolita, ove depose le reliquie dell'apostolo e del suo maestro. Coinvolto nella disgrazia di S. Ignazio Patriarca, fu esiliato nel Chersoneso, donde, richiamato, fu nominato custode dei vasi sacri di S. Sofia. Morto Ignazio, riconobbe il successore Fozio, col quale visse poi in buoni rapporti.
Morì il 3 aprile 886.
Si meritò il nome di Innografo per il numero stragrande di canoni liturgici da lui composti, specialmente in onore di santi. Egli ordinò la Paracletica (Παρακλητική), che oltre all'Ottoeco di S. Giovanni Damasceno contiene anche gli uffici di tutti i giorni, i cui canoni sono dovuti appunto a G., e non a S. Giuseppe di Tessalonica (morto il 15 aprile 832), fratello di S. Teodoro Studita.
Ediz.: I Canoni oltre che nei libri liturgici, in Migne, Patrol. Graeca, CV, coll. 983-1426; Christ-Paranikas, Anthol. graecacarminum christianor., Lipsia 1871, XLVII, p. 242 segg. La Vita scritta da Giovanni diacono in Migne, Patrol. Graeca, loc. cit. La Vita scritta da Teofane monaco, in A. Papadopulos-Kerameus, Monumenta ad historiam Photii pertinentia, II (Pietroburgo 1901). L'Encomio di Teodoro Pediasimo in M. Treu, Theodori Pediasimi quae exstant, Potsdam 1899.
Bibl.: M. Théarvic, in Échos d'Orient, VII (1904); P. Van de Vorst, in Analecta Bollandiana, XXXVIII (1920).




Tratto da
Vicariato Ortodosso delle Puglie

l 3 aprile si festeggia il Santo italo-greco: San Giuseppe l'Innografo di Siracusa
San Giuseppe l’Innografo nacque a Siracusa nell’816 da dove fuggì insieme alla sua famiglia a causa degli orrori perpetrati dai musulmani ai danni della popolazione cristiana, le cui avvisaglie si ebbero sin dal 740, per rifugiarsi nel Peloponneso. A soli 15 anni, si allontanò dalla famiglia per recarsi al Monastero di Latoma ove fu ordinato monaco. Nel Santo siracusano emersero immediatamente la sua bella voce, nonché la sua vena poetica con cui dava lode a Dio ed ai suoi Misteri, alla Madre di Dio ed ai Santi. Di estrema importanza è la conoscenza che San Giuseppe l’Innografo fece di San Gregorio il Decapolita, quest’ultimo protettore delle icone e difensore della fede, di cui divenne discepolo. I due santi si recarono a Costantinopoli nel l’840 durante la guerra iconoclastica condotta allora dall’imperatore Teofilo. All’incontro con gli altri Santi iconoduli, San Giuseppe l’Innografo fu scelto per recarsi a Roma per richiedere l’appoggio, alla suddetta Sede Apolistica, per la difesa delle icone, ma durante il viaggio fu rapito dai saraceni e portato a Creta. Il tempo della reclusione in prigione lo trascorse nel canto delle lodi a Dio. Appena liberato,nell’843, San Giuseppe l’Innografo tornò a Costantinopoli ove trovò il maestro morente ed il trionfo dell’ortodossia. Nell’850 fondò un monastero insieme al condiscepolo San Giovanni per deporre le reliquie del maestro e lì realizzò i numerosi inni liturgici che lo resero venerabile dalla Santa Chiesa. Successivamente venne esiliato a Chersone, Crimea, dal potente cesare Bardas a causa della sua fedeltà all’imperatore Sant’Ignazio per poi essere richiamato nel 867 dall’imperatore Macedone I (867- 886), che depose l’imperatore San Fozio e rientegrò Sant’Ignazio. Fu nominato “schevofilace” (custode del tesoro dei vasi sacrI) presso Santa Sofia indi accolse ufficialmente la delegazione del Papa Adriano II all’VIII Concilio (869-870). Alla morte di Sant’Ignazio, San Giuseppe l’Innografo si riconciliò con San Fozio, che si spense in pace con Roma, e mantenne l’importante carica sino alla morte, che lo colse all’età di 63 anni, il 3 aprile 886. La notevole quantità unita alla profondità teologica degli inni liturgici consentirono San Giuseppe ad essere insignito del titolo di Innografo per antonomasia rispetto agli altri numerosi Santi poeti che popolano la Santa Chiesa Ortodossa.

Consultare anche  l’articolo

I Santi innografi


http://wwwbisanzioit.blogspot.it/2013/07/i-santi-innografi.html


  La vita di San Giuseppe l’Innografo è stata scritta dal suo discepolo e successore Teofano
 http://www.ortodoxia.it/San_Giuseppe_Innografo.html
 

Sikelia 3 aprile Saint PANCRACE, disciple de l'apôtre Pierre, évêque de Taormina en Sicile et martyr (Ier siècle)



Saint PANCRACE, disciple de l'apôtre Pierre, évêque de Taormina en Sicile et martyr (Ier siècle)


The Hieromartyr Pancratius, Bishop of Taormina, was born when our Lord Jesus Christ yet lived upon the earth.
http://media.tumblr.com/a329425864aed58495adc1b9929e87f5/tumblr_inline_mpmyotXTOU1qz4rgp.jpg

Troparion - Tone 8 

As a flaming arrow You were sent from on high
To the throne of Taormina to wound godless impiety
And to illumine the hearts of the faithful,
Confirming them in the faith through the word of God.
And having completed your course You did suffer unto bloodshed.
O Hieromartyr Pancratius, pray for all who praise your memory.

Troparion - Tone 4 

By sharing in the ways of the Apostles,
you became you became a successor to their throne.
Through the practice of virtue, you found the way to divine contemplation, O inspired one of God; 
by teaching the word of truth without error, you defended the Faith, even to the shedding of your blood.
Hieromartyr Pancrátius entreat Christ God to save our souls.

Kontakion - Tone 8 

You were a brilliant star in Taormina, O blessed Pancratius,
And You became a hieromartyr for Christ.
Standing before Him now, pray for those who honor you.

Kontakion - Tone 4 

Pancrátius, you were revealed as a brilliant star for the people of Taormina; 
you were also shown to be a sufferer for Christ.
Since you now stand before Him, O blessed one, pray for those who honor you.
 image
http://fosilaron.tumblr.com/post/54941960179/il-santo-ieromartire-pancrazio-vescovo-di 

nacque ad Antiochia, in Cilicia, regione in cui risuonava forte dalla Palestina l’eco dei fatti prodigiosi narrati circa la vita di Gesù Cristo. Narra un’antca tradizione che San Pancrazio era appena adolescente, quando suo padre, attratto dalla fama dei miracoli e infiammato dal desiderio di vedere Gesù, decise di recarsi a Gerusalemme, portando con sé il figlio. Pancrazio ebbe così la straordinaria occasione di vederlo con i suoi occhi. Fatto ritorno ad Antiochia, ebbe poi modo “post Christi in caelum Ascensum”, cioè dopo l’ascensione di Gesù al cielo, come si legge nella “Vitae Sanctorum Siculorum”, di udire la predicazione di San Pietro. E proprio dall’apostolo venne battezzato, avviato al sacerdozio ed infine consacrato vescovo.
Nell’anno 40 d.C., nel tempo in cui era imperatore Caligola, San Pancrazio fu inviato da San Pietro in Sicilia quale primo vescovo di Taormina. Nella città sicula il protovescovo riuscì a convertire parecchi pagani, tra i quali lo stesso prefetto ed i suoi nemici si mobilitarono allora contro di lui per ucciderlo. Promotore dell’assassinio fu un pagano di nome Artagato, definito infatti “adoratore degli dei”. Egli, con un gruppo di amici, organizzo l’agguato: invitò San Pancrazio a casa sua per un banchetto e tentò di costringerlo a baciare un idolo di legno, oggetto che il vescovo con un segno di croce ridusse in frantumi. Ciò gli costò dunque la vita e venne immediatamente aggredito con bastoni, pugni, morsi, pietre e spade. Il suo cadavere fu infine occultato in un profondo pozzo, ma scoperto poi dai suoi discepoli ricevette finalmente degna sepoltura. La tradizione vuole che tale rinvenimento avvenne tramite un segno di luc: “Divinae lucis indicio repertum deinde corpus discipuli maximo cum luctu sepelivere». Quanto all’età di San Pancrazio si dice invece: “Vixit egregius Pastor ad summam senectutem, et Traiani principatus initia attigit”, cioè arrivò a tarda vecchiaia e visse sino agli inizi del regno di Traiano. Essendo questi asceso al trono romano nel 98 d.C., si presume che l’età di San Pancrazio al momento del martirio dovesse oscillare intorno ai novant’anni circa.
Quando la Sicilia passò sotto il dominio bizantino si intensificò ulteriormente nell’isola il culto di quei santi di origine orientale, fra cui appunto quello di San Pancrazio. Nel XV secoli i taorminesi introdussero il suo culto anche a Canicattì, che ancora oggi lo venera quale patrono. 

The Hieromartyr Pancratius, Bishop of Taormina, was born when our Lord Jesus Christ yet lived upon the earth.

The parents of Pancratius were natives of Antioch. Hearing the good news of Jesus Christ, Pancratius' father took his young son with him and went to Jerusalem in order to see the great Teacher for himself. The miracles astonished him, and when he heard the divine teaching, he then believed in Christ as the Son of God. He became close with the disciples of the Lord, especially with the holy Apostle Peter. It was during this period that young Pancratius got to know the holy Apostle Peter.

After the Ascension of the Savior, one of the Apostles came to Antioch and baptized the parents of Pancratius together with all their household. When the parents of Pancratius died, he left behind his inherited possessions and went to Pontus and began to live in a cave, spendng his days in prayer and deep spiritual contemplation. The holy Apostle Peter, while passing through those parts, visited Pancratius at Pontus. He took him along to Antioch, and then to Sicily, where the holy Apostle Paul then was. There the holy Apostles Peter and Paul made St Pancratius Bishop of Taormina in Sicily.

St Pancratius toiled zealously for the Christian enlightenment of the people. In a single month he built a church where he celebrated divine services. The number of believers quickly grew, and soon almost all the people of Taormina and the surrounding cities accepted the Christian Faith.

St Pancratius governed his flock peacefully for many years. However, pagans plotted against the saint, and seizing an appropriate moment, they fell upon him and stoned him. Thus, St Pancratius ended his life as a martyr.



 

venerdì 31 marzo 2017

Santi Sikelia primo millennio mese di aprile


Risultati immagini per ICONE DI ALFA ED OMEGA

saints pour le 3 avril du calendrier ecclésiastique

Saint PANCRACE, disciple de l'apôtre Pierre, évêque de Taormina en Sicile et martyr (Ier siècle). 

 Saint ATTALE, higoumène à Taormina en Sicile (vers 800). 

 Saint JOSEPH l'Hymnographe, Sicilien de nation, moine à Thessalonique, confesseur des saintes Icônes sous Théophile (886). (Office traduit en français par le père Denis Guillaume au tome IV du Supplément aux Ménées, à la date du 4 avril.) 

Il 6 aprile si festeggiano i santi italo-greci: Filarete ed Elia di Palermo MONACI E MARTIRI 

 

saints pour le 9 avril du calendrier ecclésiastique

Une sainte cohorte de Juifs convertis martyrs à Lentini en Sicile sous Dèce (entre 249 et 251). 

saints pour le 18 avril du calendrier ecclésiastique

Saint ELEUTHERE, évêque de Messine en Sicile (ou évêque de l'Illyrie?), martyr avec sa mère sainte ANTHIE et ONZE autres sous Adrien (130?).


saints pour le 25 avril du calendrier ecclésiastique

 Saints EVODE, HERMOGENE et CALLISTE (CALLISTA), martyrs à Syracuse. 

 Saint ROBERT, abbé à Syracuse en Sicile (vers le VIIIème siècle). 

 

 

 



 

 

 

 

mercoledì 29 marzo 2017

30 Marzo san zosimo vescovo di siracusa Saint ZOSIME, évêque de Syracuse en Sicile (vers 640-altra memoria il 21 gennaio



Risultati immagini per immagini di san zosimo vescovo di siracusa 

Santo Zosimo vescovo di Siracusa(verso il 640)

Esercitava un'umile funzione nel monastero di Santa Lucia, a Siracusa, perchè considerato incapace di qualsiasi incombenza importante. Quando morì l'abate, il Vescovo, sorprendentemente, lo designò per la carica. Governò con tanta saggezza e virtù che finì per essere eletto Vescovo della città.



Martirologio Romano  

A Siracusa, san Zosimo, vescovo, che fu dapprima umile custode della tomba di santa Lucia, poi abate del monastero del luogo.

tratto da  
Antonio monaco Ombre della storia santi dell’Italia ortodossa-pagina 66-pagina 67 


http://www.asterios.it/sites/default/files/Ombre%20della%20storia%20pagine%203-100.pdf


Sin dall’infanzia Zosimo era stato allevato nel Monastero di Santa Lucia, dove poi rivestì l’abito monastico20 ed ebbe l’incarico di prosmonario, di custode delle reliquie della martire siracusana. In seguito – nella cattedrale della città (allora, il tempio di San Giovanni Evangelista) – fu ordinato ieromonaco, sacerdote monaco dal vescovo Giovanni di Siracusa (già arcidiacono di Catania) e benedetto igumeno, andando a prendere il posto del defunto san Fausto. Alla morte del vescovo Pietro (successore di Giovanni), a Siracusa scoppiò un violento contrasto tra la tifoseria degli Azzurri e quella dei Verdi 21 : questi, filo-monoteliti, avrebbero voluto eleggere vescovo un certo Venerio, ma – grazie alla mediazione del greco Teodoro I, papa di Roma Antica [642\9] – prevalse il candidato degli Azzurri, Zosimo. Angelico padre dei poveri, egli fece restaurare nell’isola  Ortigia un antico monumento: il tempio di Atena (eretto dai Dinomenidi nel 5° secolo avanti Cristo), che il vescovo Stefano aveva dedicato alla Nascita della Theotokos e che era stato devastato dai Vandali; nello stesso tempio si conserva tuttora (oggi è la cattedrale dei Latini) la vasca delle Immersioni, fatta scolpire da Zosimo. Particolare interessante: sembra che Zosimo conoscesse abbastanza bene la lingua latina che, in effetti, da poco (sotto gli Eraclidi) era stata abbandonata come lingua ufficiale dell’Impero romano. Altro dato interessante: nei calendari, Zosimo è ricordato – nello stesso giorno – con san Massimo, il Confessore della fede ortodossa (perseguitato da quel Costante II che si era stabilito a Siracusa negli anni 663\8), il quale dall’esilio in Georgia aveva incitato i monaci ortodossi della Sicilia alla lotta contro l’eresia.



Tratto da

http://www.santiebeati.it/dettaglio/47850



Zosimo, vescovo (VII secolo) era un giovane monaco cui era stata affidata per la sua inettitudine la custodia della tomba di Santa Lucia a Siracusa. Un giorno, desideroso di rivedere i genitori, lasciò il monastero senza avvertire i superiori. I genitori, vedendolo arrivare con aria di fuggitivo, lo rimproverarono e lo riaccompagnarono al monastero. Venne perdonato dall'abate e riconsegnato al suo compito di "guardiano della tomba", che tenne a lungo perché considerato incapace di altre e più impegnative mansioni.
Alla morte dell'abate, i monaci si recarono dal vescovo per conoscere il nome del successore. Fra loro non c'era Zosimo, rimasto a casa come "inutile". Quando il vescovo ebbe davanti i monaci, chiese: "Ci siete tutti?". "No, - risposero - a casa c'è il guardiano della tomba di santa Lucia, ma è di poco conto". "Fatelo venire" ingiunse il vescovo. E quando Zosimo arrivò: "Ecco il vostro abate" affermò solennemente il vescovo.
Così Zosimo, tra la sorpresa di tutti, divenne abate del monastero dimostrando presto di quanta saggezza e virtù fosse ricco, a tal punto che il popolo lo volle quale proprio vescovo. Confermato da papa Teodoro, egli rimase sulla cattedra episcopale siracusana dal 647 al 662 guidando la diocesi con bontà e saggezza



TRATTO DA http://www.antoniorandazzo.it/santisiracusani/san-zosimo.html



Zosimo nacque da agiati parenti, che l'ottennero da Dio con grandi preghiere. Quando ebbe compiuto l'età di sette anni, lo vollero dedicare al servizio di Dio nel monastero benedettino di Santa Lucia al quale, insieme col figlio, offrirono in dono un podere, che avevano lì presso.
Era allora abate del monastero Giovanni, di cui è menzione nel Regesto di S. Gregorio Magno nel luglio del 597; il quale morì poco dopo e gli successe Fausto che dal biografo è detto "santo, ricco di meriti e di virtù, di cui Zosimo si studiava di imitare la vita e i costumi".
Da lui Zosimo, ancor giovane, fu deputato alla custodia del sepolcro della santa. Preso però dall'amore dei parenti, fuggì a casa loro; ma essi, pii e buoni cristiani, lo persuasero a lasciarsi ricondurre al monastero. Qui la notte in sogno gli parve vedere la Santa, che adirata gli minacciava castighi per averla abbandonata. Ripresa la vita monastica, si diede con grande fervore all'esercizio delle virtù, specialmente della purezza, per la quale spiccò sopra tutti. Dopo aver passato trent'anni in questo tenore di vita, sempre crescendo in perfezione, venne a morire il suo abate San Fausto, pieno di anni e di meriti. Dovendosi passare alla scelta del successore, alcuni sollecitavano questa dignità; ma poi i monaci pensarono di rimettere l'elezione al Vescovo che era allora San Giovanni, cui il Papa del tempo S. Gregorio Magno aveva affidato incarichi per tutta la Sicilia perchè ben conosceva "di quale gravità, mansuetudine e santi costumi egli fosse". Si recarono perciò tutti a trovarlo, tranne Zosimo, che, alieno da ogni ambizione, era rimasto nelle sue consuete preghiere al sepolcro di Santa Lucia.
Il Vescovo, avuti tutti i monaci dinanzi a sè, chiese loro se mancasse alcuno. Gli fu risposto: nessuno. Avendo ripetuto la domanda la seconda e la terza volta, i monaci risposero: nessuno, tranne l'ostiario del monastero.
Fattolo venire, il Vescovo lo accolse con grande onore e riverenza e lo elesse Abate con grande stupore dei monaci, uno dei quali esclamò: "Si è avverato oggi il detto del profeta Isaia: Sopra chi riposerà il mio spirito, se non nell'umile, e sopra colui che teme la mia parola?" Il medesimo Vescovo ordinò Zosimo sacerdote della Chiesa della Beata Vergine Maria, che era la Cattedrale.

Zosimo tenne l'ufficio di abate del monastero di S. Lucia per ben quarant'anni e diede tali prove di prudenza, di zelo e di ogni virtù che era da tutti ritenuto come uomo consumato nella difficile arte di governare. Venuto a morte il Vescovo di Siracusa, la maggior parte del Clero e del popolo voleva, come successore, Zosimo, stimatissimo per le sue virtù; altri, giudicandolo come uomo semplice e di poca levatura nelle cose del mondo, preferivano un certo Venerio. Non potendosi mettere d'accordo, i rappresentanti delle due parti, coi rispettivi eletti, furono a Roma. Era allora Sommo Pontefice S. Teodoro (642-649), il quale scelse Zosimo, che non voleva affatto quel peso e accettò per le insistenze di Elia, che fu suo arcidiacono e poi suo successore.
Consacrato Vescovo, fu accolto con grandissima letizia da tutta la città, che in breve tempo divenne un solo ovile sotto la guida del santo pastore. Quanto era superiore agli altri per la dignità e i meriti, tanto si faceva inferiore con l'umiltà. Unicamente sollecito della salute spirituale del suo gregge, lo amministrava con la parola e più con l'esempio, nell'esercizio delle virtù, specialmente della carità; sicchè, dice il suo biografo, egli era assai più amato per la sua mansuetudine che non gli altri per il loro rigore.

Narra il suo diacono Giovanni, che facevagli da segretario, che un giorno gli si presentò un povero, chiedendo l'elemosina. Zosimo ordinò a Giovanni che gli desse due monete. Avendogli quegli risposto di non averne, gli ingiunse di vendere il mantello e darne il ricavato al mendico. Mormorando il diacono per l'ordine troppo gravoso, Zosimo si tolse dalle spalle il suo mantello che era nuovo e gli ordinò di venderlo immediatamente. In quel mentre arrivò un giovane che, messosi in ginocchio ai suoi piedi, gli lasciò una buona somma di danaro. Il santo Vescovo riprese il gretto animo e la poca fede del suo diacono.

Benchè Vescovo e vecchio, non tollerava che alcuno lo servisse, ma faceva ogni cosa da sè. Un prete, di nome Mauro, che aveva cura della sua casa e gli era molto caro, vedendolo un pomeriggio dormicchiare sulla sedia molestato dalle mosche, prese un flabello e le cacciava. Come egli se ne accorse, lo sgridò dicendogli di impiegare piuttosto quel tempo nella preghiera.
Era assiduo nell'amministrare e nell'ammonire tutti i fedeli affidati alle sue cure. Restaurò il tempio in onore della Beata Vergine che era la sua Cattedrale; nella quale, dice il suo biografo, offriva il santo Sacrificio e faceva le sue preghiere. Avendolo splendidamente adornato e arricchito, lo consacrò l'anno quinto del suo episcopato e ottantaduesimo anno di età, con grandissima solennità e infinita allegrezza del popolo.

Gli ebrei, che erano allora numerosi in Siracusa, vedendo ciò, volevano riedificare la loro sinagoga, distrutta poco prima in una incursione dei saraceni, ma egli non lo permise. Nell'ultima malattia fu visitato da Euprassio, cubiculario dell'imperatore; il quale, vedutolo giacere sopra poverissima stuoia, gli fece portare degli eleganti trapunti. Il santo vi giacque un poco, ma poi ordinò di venderli e darne il denaro ai poveri. Tornato Euprassio, e vedendolo di nuovo su quella povera stuoia, gliene mosse lamento, ma Zosimo gli disse che in essa riposava meglio che in qualunque altro morbido letto.

Finalmente dopo tredici anni di episcopato e novanta di vita, avendo prima predetto al suo arcidiacono Elia che gli sarebbe succeduto, preso da febbre, placidamente spirò.
La Chiesa greca e latina onora la sua memoria nel 30 marzo, che forse fu il giorno della sua morte. I funerali furono solennissimi e tutti i cittadini cercarono di toccare il feretro e di averne qualche reliquia. Vi si operarono guarigioni miracolose, e il biografo cita i nomi delle persone e si appella ai testimoni, che erano ancora viventi.

Testo tratto da:
Profili di Siracusani Illustri
Mons. Giuseppe Cannarella

lunedì 27 marzo 2017

28 marzo Santo Conone monaco ed igumeno italo greco a Naso in Sicilia,uno degli ultimi testimoni della presenza ortodossa in Sicilia(verso il 1236 )


Risultati immagini per icone di san cono di naso

NASO-ME-Chiesa-di-SAN-CONO-Cripta-


Santo Conone monaco ed igumeno italo greco a Naso in Sicilia,uno degli ultimi testimoni della presenza ortodossa inSicilia(verso il 1236 )

Tratto  dal quotidiano Avvenire



Cono, o Conone, Navacita nacque a Naso (Messina), nel 1139, figlio del conte normanno Anselmo, governatore della città. Ancora ragazzo abbandonò la casa, le ricchezze e si ritirò nel locale convento di San Basilio. Trasferito al Convento di Fragalà, nel comune di Frazzanò, ebbe come maestri spirituali san Silvestro da Troina e san Lorenzo da Frazzanò, che lo prepararono al sacerdozio. Conone, dopo l'ordinazione, continuò a manifestare segni di vocazione all'eremitaggio e, col permesso dei superiori, si ritirò in una grotta, che prese il nome di Rocca d'Almo. Ben presto la sua fama di santità superò i confini di Naso. Richiamato al monastero dai suoi superiori, fu eletto abate. In seguito, al ritorno a Naso da un pellegrinaggio in Terra Santa, elargì ai poveri la ricca eredità del padre e si ritirò nella grotta di San Michele. La città era afflitta da un morbo contagioso: i nasitani si rivolsero allora all'abate che li liberò dalla malattia: del miracolo vi è ricordo nello stesso stemma della città. Morì a 97 anni: era il 28 marzo 1236, Venerdì Santo. Canonizzato nel 1630, san Cono è patrono di Naso, i cui abitanti ancora oggi davanti alle reliquie pronunciano l'invocazione «Na vuci viva razzi i san Conu



Martirologio Romano: A Naso in Sicilia, san Cono, monaco secondo la disciplina dei Padri orientali, che, di ritorno da un pellegrinaggio ai luoghi santi, avendo trovato defunti i suoi genitori, distribuì tutto il suo patrimonio ai poveri e ed abbracciò la vita eremitica



Tratto da

http://www.capodorlandonline.it/Cdo_informa/San_Cono.htm

San Cono nacque il 3 giugno 1139, durante il regno di Ruggero II. I suoi genitori erano Anselmo Navacita e Claudia o Apollonia Santapau, appartenenti a famiglie agiate di Naso, e il bambino alla nascita fu battezzato Conone.

I genitori avevano riposto in lui grandi speranze, poiché sarebbe dovuto diventare l'erede che avrebbe continuato nel tempo il casato dei Navacita. Man mano che il bambino cresceva, però, cominciarono ad affiorare in lui atteggiamenti volti più alla Chiesa che alle occasioni mondane.

All'età di 15 anni, Conone, ascoltando la Messa, rimase colpito da diverse espressioni del Vangelo: "Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me" (Mt 10,37); "Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua" (Lc 9,23); "Chi non rinunzia a tutto quello che possiede, non può essere mio discepolo" (Lc 15,33).

Seppur combattuto tra la volontà di seguire Cristo e quella di non abbandonare i suoi genitori, Conone decise infine di presentarsi al Monastero di San Basilio, vicino a Naso, dove venne accolto. Qui diede prova della sua virtù, del suo amore per la preghiera e per la penitenza, della sua disponibilità anche nello svolgere i servizi più umili.

Successivamente venne mandato al convento di Fragalà, presso il comune di Frazzanò, dove conobbe San Silvestro da Troina e San Lorenzo da Frazzanò. Tanta fu la dedizione di Conone che i superiori gli proposero (e poi gli imposero) di accedere al Sacerdozio.

Dal momento che amava la vita contemplativa, riuscì ad ottenere dai superiori di vivere nella Grotta di Rocca d'Almo, dove si nutriva di erbe selvatiche, dormiva sul terreno e, giorno e notte, poteva dedicarsi alla preghiera ed alla penitenza.

Nel frattempo l'Abate del Convento di San Basilio dovette allontanarsi, e invitò il Padre Conone Navacita a tornare per sostituirlo; Conone, suo malgrado, ritornò in Convento. Ma poiché il Padre Superiore non poteva più tornare, i confratelli all'unanimità elessero Conone come Abate, nonostante fosse ancora giovane. Più avanti, nacque in lui il desiderio di visitare i Luoghi Santi e, ottenuti i permessi, intraprese un lungo viaggio alla volta di Gerusalemme.

Tornato a Naso, venne a sapere la triste notizia della morte dei suoi genitori, ed essendo rimasto l'unico erede del loro patrimonio, lo vendette donando l'intero ricavato ai poveri. Dopo una breve permanenza nel Monastero, poté quindi ritirarsi definitivamente nella grotta detta di S. Michele e riprendere la sua vita da eremita.

Ma la sua quiete fu turbata ancora una volta: una giovane fanciulla di Naso di nobile casato era caduta in peccato con un giovane, rimanendo così nel disonore. Ma ella incolpò l'Eremita dell'accaduto, nonostante la sua tarda età e la fama di santità di cui già godeva. Conone fu denunziato al Governatore e trascinato davanti al giudice che, nonostante le pacate risposte dell'Eremita, lo condannò ad essere spogliato nudo e fustigato in pubblica piazza. Ma quando fu spogliato, comparve un corpo esile, coperto di piaghe, con il cilicio ai fianchi e al petto. il vecchio Abate fu allora riaccompagnato in massa dal popolo osannante nella grotta da cui, ingiustamente, era stato prelevato.

San Cono morì il 28 marzo 1236, un Venerdì Santo, durante il regno di Federico II di Svevia. Secondo la leggenda, improvvisamente a Naso si sentirono suonare le campane, senza essere toccate da nessuno. I nasitani accorsero nella grotta di Conone per chiedere spiegazioni, ma lo trovarono, già morto, in estasi e sollevato da terra



Tratto da .

http://www.treccani.it/enciclopedia/santo-cono_(Dizionario-Biografico)/
 Probabilmente nacque nel 1139 a Naso, in provincia di Messina, da un nobile uomo d'armi e da una nobildonna.

Nulla di C. sappiamo al di fuori di quanto viene riferito dalla tradizione agiografica.

Della più antica biografia, una vita greca attribuita a un contemporaneo e conservata secondo la tradizione sino al XVI sec. con le reliquie del santo, ci resta oggi solo la traduzione latina (in Bibl. hagiogr. Lat., Suppl., n. 1943d) di F. Maurolico.

Secondo l'anonimo, agiografo, l'avere udito "chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me" (Marteo 10, 37) avrebbespinto il giovane C. a rinunziare a un'agiata vita mondana e a entrare nel monastero dei monaci di S. Basilio nei pressi di Naso.

Dopo qualche tempo egli decise di recarsi a Gerusalemme dove, ammonendolo di restituire il mai tolto ai fedeli, avrebbe salvato un prete corrotto al quale un serpente serrava la gola. Al ritorno in Sicilia trovò i genitori morti, sicché decise di donare i suoi beni ai poveri. Benché conducesse una vita cenobitica, fu accusato da una fanciulla di averla ingravidata; il prefetto ordinò che fosse battuto in pubblico, ma, una volta spogliato, dal corpo di C. cadde uno dei tanti vermi che da tempo, a causa dei cilici, prosperavano tra le sue carni; palese quindi l'innocenza di C., anche perché "non potea esser reo di delizie colui che dispiaceva in si fatta guisa la sua carne" (G. Perdicari, p. 261). L'agiografo attribuisce alla fanciulla, come punizione, l'essere stata presa dal demonio, e a C. il gesto, di averla liberata. Il prestigio di C. aumentò poi con la guarigione del figlio del prefetto di Naso, al quale, colpito da apoplexia capitis, avrebbe estratto dall'orecchio un verme della lunghezza di un palmo.

Infine, motivo ricorrente nelle vite dei santi, quando morì, il 28 marzo 1236 a Naso, le campane della città avrebbero suonato senza che nessuno le toccasse.

I nasitani accorsero alla sua dimora per consultarlo, ma lo trovarono morto. Altro topos: C. esalava un odore soave e teneva in mano una tabella nella quale auspicava la liberazione di Naso da ogni tirannide. Il corpo venne tumulato dapprima nel sacrario della chiesa di S. Michele Arcangelo e in seguito nella chiesa a lui dedicata.

Dalle successive biografie, caratterizzate da una più o meno discreta amplificatio che però raramente è controllabile attraverso il ricorso alle fonti, è possibile trarre altri dati, che a volte sono testimonianza dell'evolversi del culto, altre, come nel caso dell'arciprete A. Portale, frutto di  apologetica. Il padre di C. si sarebbe chiamato Anselmo Navacita, la madre Apollonia o Claudia Santa Pau (ma il Perdicari ricorda che i Santa Pau, originari dell'Aragona o della Catalogna, arrivarono in Sicilia solo nel 1387); il luogo dell'eremitaggio si sarebbe chiamato Rocca d'Almo. Quasi tutte le biografie attribuiscono a C. almeno quattro miracoli: nel 1504 le reliquie guariscono Susanna Cardona, contessa di Golisano e signora di Naso; nel 1518 egli libera Naso dalla peste; nel 1544 appare in visione ai Turchi che assediano Naso e li mette in fuga; nel 1571, per evitare che Naso fosse colpita da una grave carestia, dirotta su Capo d'Orlando una nave carica di grano. Infine va ricordato un episodio in cui problemi agiografici e aspetti più propriamente popolari del culto sono strettamente connessi. Il Perdicari racconta di un trafugamento delle reliquie di C. per mano del conte di Tigano, calabrese, al quale il santo, di ritorno da Gerusalemme, aveva guarito il figlio. Dopo grandi proteste le reliquie furono restituite ai Nasitani; non al completo però, dato che i Palermitani avrebbero approfittato di una sosta nella loro città per trattenerne una parte.

La restituzione veniva festeggiata sia a Palermo sia a Naso il 3 giugno, giorno in cui però a Diano Marina si festeggia un s. Cono dell'Ordine di S. Benedetto (e sotto quella data i bollandisti ne riportano la vita). A questo si aggiunga che agli inizi del sec. XIV alcuni monaci messinesi identificavano il C. festeggiato il 3 giugno nel martire s. Conone d'Iconium, sicché è sinora rimasta senza risposta la domanda che si poneva il Delehaye, se cioè non sia stata la somiglianza dei nomi a determinare questa data, e se il martire del 3 giugno non sia stato soppiantato in seguito, dal confessore omonimo. Le altre feste ricorrono il 28 marzo, data della morte, e il 1° settembre, data questa d'inizio dei miracoli, secondo il Gaetani (1617, p. 132), e della traslazione delle reliquie nella chiesa di S. Cono secondo il Portale (1938, p. 276).

Fonti e Bibl: Sulla vita di C.:O. Gaetani, Idea operis de vitis Siculoruni sanctorum famave sanctitatis illustrium, Panormi 1617, pp. 12, 56, 110, 132;G. G. Cuffaro, Vita del glorioso s. C. nasitano. Poema sacro, Messina 1636; O. Gae tani, Vitae sanctorum Siculorum, Panormi 1657, II, p. 67 (Animadversiones);F. Carrera. Pantheon Siculum sive sanctorum Siculorum elogia, Genova 1679, pp. 66 ss.; G. Perdicari, Vita dei santi siciliani, Palermo 1688, pp. 258-270;G. Filoteo Degli Omodei, Sommario degli uomini illustri di Sicilia, in G. Di Marzo, Biblioteca storica e letteraria di Sicilia, XXV, Palermo 1877, p. 41;A. Portale, Cenni sulla vita di s. C. abate basiliano cittadino e patrono di Naso, Palermo 1936; Id., La città di Naso e il suo illustre figlio s. C. abate, Palermo 1938; P. Burchi, C. di Naso, in Bibliotheca Sanctorum, IV, Roma 1964, col. 149;C. Incudine, Naso illustrata. St. illustr. di una civiltà munic., a cura di O. Buttà, Milano 1975, pp. 17 ss., 120 ss., 191 ss., 334, 355, 358 s.; Acta Sanctorum, Martii, III, 3, pp. 733 ss.; Encyclopédie théologique, XL, p. 647. Sui problemi agiografici: O. Delchaye, Un sinaxaire italo-grec, in Analecta Bollandiana, XXI (1902), pp. 26 s.; F. Halkin, recens. ad A. Portale, cit., ibid., LVII (1939), pp. 434ss. Sulle feste in generale si cfr.: L. Sciascia. Feste religiose in Sicilia, in La cordapazza. Scrittori e cose della Sicilia, Torino 1970, pp. 184-203; si cfr. inoltre: G. Crimi Lo Giudice, Fra proprietari e Moni. Costumanze nasitane, in Arch. per lo studio delle tradiz. popol., IX (1890), p. 534; Id., La festa di s. C. in Naso, ibid., XIII (1894), pp. 379-386; G. Pitrè, Feste patronali in Sicilia, Torino-Palermo 1900, pp. 207-211; Dizionario ecclesiastico, I, p. 709; M. V. Brandi, in Bibliotheca Sanctorum, IV, coll. 149 s. (s. v. C. di Naso).


Nessuna descrizione della foto disponibile.






giovedì 23 marzo 2017

Santi di Sikelia primo millennio al 24 marzo


Saint SEVERE, évêque de Catane en Sicile (vers 800).




 San Severo vescovo di Catania. Nella cronotassi ufficiale della Diocesi è inserito al diciannovesimo posto. Succede a Teodoro menzionato nel 787.
San Severo, nell’elenco dei vescovi diocesani non è documentato storicamente, ma è noto solamente grazie ad alcuni testi agiografici scritti tra VIII e il IX secolo.
La tradizione ci tramanda il suo episcopato tra gli anni 802 e 814.
Governò la diocesi santamente, con la parola e l’esempio, meritando somma lode da tutti.
Su San Severo ci sono rimaste solo delle citazioni circa la sua memoria nel Menologio del Cardinale Sirleto e nei Menei del Codice Mazar della Nazionale di Parigi.
I Bollandisti lo citano così: “24 marzo – memoria del N.S.P. Severo, vescovo di Catania città della Sicilia”.
Nelle moderne liste dei vescovi di Catania sono stati inseriti anche un altro San Severo (o Everio) al secondo posto e un San Severino al quarto posto. Secondo lo storico, Francesco Lanzoni «potrebbero essere una retroproiezione del santo vescovo Severus il cui episcopato si colloca agli inizi del IX secolo».
Nel battistero della basilica di Maria Santissima dell’Elemosina, meglio conosciuta come basilica collegiata di Catania, si venerava una sua immagine.
La sua festa liturgica si celebra il 24 marzo.

 http://www.santiebeati.it/dettaglio/46790

San Severo è stato, probabilmente, uno degli ultimi Vescovi di Catania di rito greco. Il suo ministero pastorale è stato esercitato tra l' 802 e l'816, sotto l'impero di Niceforo. Governò la diocesi santamente, con la parola e l’esempio, meritando somma lode da tutti. San Severo ha realizzato una chiesa dedicata alla SS. Madre di Dio "Odighitria". Di lui si venerava un'immagine su legno cioe' un icona, presso la chiesa di S. Maria "de Elemosina"(Eleusa) e se ne faceva memoria solenne il 24 marzo, suo probabile dies natalis

  Nessuna descrizione della foto disponibile.


Elementi per la ridefinizione della cronotassi dei vescovi di Catania di età paleocristiana e bizantina, in Synaxis XXX/2, 2012, pp. 247-261.

sta in

 https://www.academia.edu/2540430/Elementi_per_la_ridefinizione_della_cronotassi_dei_vescovi_di_Catania_di_et%C3%A0_paleocristiana_e_bizantina_in_Synaxis_XXX_2_2012_pp._247-261